I giovani del Pdl: «Noi, ormai figli di nessuno»

MicheleDe Feudis «Non ci consideriamo orfani né figli di nessuno. Giovane Italia sarà espressione di un percorso politico e culturale che tracceremo noi. Fini o Berlusconi rappresentano i vertici istituzionali e di governo del partito. Ma noi siamo contro la personalizzazione della politica». Augusta Montaruli, dirigente nazionale torinese dei giovani del Pdl non ha dubbi: i ragazzi che si impegnano in politica non hanno un modello di politico da emulare, ma un cuore pieno di idee. E passioni. Un bel messaggio per l'inizio della festa di Atreju, dove oggi sarà di scena il premier Silvio Berlusconi. «Sarà nostro compito individuare il nuovo perimetro culturale del movimento - aggiunge - con formule e aggregazioni originali che sappiano tenere alta la tensione ideale». Le divisioni storiche tra i giovani del Fronte della gioventù sono lontane anni luce: non c'è traccia di possibili dicotomie tra finiani e rautiani, o di duelli all'ultimo voto tra sociali (vicini al sindaco Gianni Alemanno) e protagonisti (dell'area del capogruppo del Pdl Maurizio Gasparri). Il quadro giovanile nel centrodestra è più articolato, ricco di suggestioni. Sullo sfondo c'è il mito del ribelle, declinato da Ernst Junger, o del Cyrano di Edmond Rostand. Figuriamoci se chi è cresciuto con certe letture può ritrovarsi nella definizione grossolana di «giovani di Berlusconi». «La nostra storia è millenaria», ribatte la Montaruli, già militante del Fuan. I suoi riferimenti culturali? «Ho appena finito di leggere "Brucia la città" di Giuseppe Culicchia. Ecco noi dobbiamo diventare l'opposto dei ragazzi dissoluti protagonisti del romanzo». Non può essere sulla stessa lunghezza d'onda Francesco Pasquali, uno dei coordinatori nazionali, proveniente da Forza Italia Giovani. «L'autonomia della struttura giovanili è essenziale: faremo un congresso vero, con regole scritte da noi. Poi Berlusconi resta il nostro leader di riferimento. Infine ci sarebbero i tre coordinatori nazionali». Resta però difficile immaginare che un giovane si iscriva alla Giovane Italia dopo una intervista televisiva del triumviro Denis Verdini… Pasquali spezza una lancia per il presidente della Camera Gianfranco Fini: «Non è nel programma perché aveva molti impegni istituzionali. Se si libererà uno spazio nella sua agenda, però, ha promesso che verrà a farci visita…». Giovanni Donzelli, presidente nazionale di Azione Universitaria offre una lettura tatarelliana e conciliante: «È finito l'approccio correntizio legato alle organizzazioni giovanili novecentesche. Adesso siamo abituati a camminare sulle nostre gambe». Su molti ha fatto breccia l'approccio antimondialista di Giulio Tremonti. «Apprezziamo il saggio "La paura e la speranza" del ministro dell'Economia. Declina - spiega Mauro La Mantia, dirigente siciliano del movimento - le idee che a destra sono state da sempre strutturate nei saggi di Giano Accame su Ezra Pound: la politica deve essere libera dal giogo dell'economia e delle banche. L'unico rammarico: queste proposte dovrebbero venire dagli ex An…». Deciso anche Andrea Volpi, capogruppo nel Cnsu: «Berlusconi è stato il catalizzatore del centrodestra. Il partito resterà anche dopo la sua presidenza. E noi siamo interessati a definire le coordinate del progetto Pdl. Il libro ideale per un giovane militante? "Il sangue dei vinti" di Giampaolo Pansa. Le sue pagine sono una educazione spirituale alla giustizia ed alla verità». Chiude Michele Barcaiuolo, reggente regionale del movimento in Emilia Romagna. «Apprezziamo l'attivismo dei nostri ministri. Sacconi, Meloni e Tremonti sono dei pragmatici che stanno realizzando grandi cose al governo. La nostra missione è però legata ad una idea della politica che poggia sull'elaborazione di progetti per i giovani. E al conformismo culturale che c'è a destra e sinistra replichiamo studiando la realtà con i saggi di Pietrangelo Buttafuoco e riscoprendo pagine di storia con il romanzo sull'epopea fiumana di Gabriele Marconi, "La stella danzante"».