Rischio pensioni, la crisi fa esplodere i conti previdenziali

Si torna a parlare di pensioni. Il decreto anticrisi contiene alcune misure di intervento ma a quanto pare non bastano. Troppo soft e dilatate nel tempo. E poi c'è la situazione economica generale che aggrava il quadro. I segnali di ripresa sono ancora troppo deboli per poter dire che la crisi è alle spalle e tutto questo incide anche sui conti previdenziali. Risultato: ci sarà un «sensibile aumento» del rapporto tra spesa pensionistica e Pil, la cui stabilità potrà essere garantita da un tasso di crescita reale superiore a quello sinora previsto, che sia pari all'1,8% annuo. Altrimenti il valore della spesa pensionistica, nel 2010, potrebbe raggiungere il 15% del prodotto interno lordo.   A dirlo è l'ultimo Rapporto del Nucleo di valutazione della spesa previdenziale sugli andamenti finanziari del sistema pensionistico obbligatorio. Dal rapporto si deduce che, per il necessario risanamento dei conti pubblici, il sistema previdenziale va razionalizzato. In particolare, spiega l'organismo presieduto da Alberto Brambilla e che fa capo al ministero del Lavoro, se si prende a riferimento «la caduta del pil reale nel 2008 e le previsioni della Ruef (la Relazione Unificata sull'Economia e la Finanza pubblica) per il biennio 2009-2010, il tasso di crescita medio annuo del pil in termini reali nel triennio 2008-2010 dovrebbe essere pari a -1,6% con un differenziale di 3,4 punti percentuali rispetto al tasso necessario (1,8%) per garantire la stabilità del rapporto fra spesa pensionistica e Pil». Diversamente, di fronte cioè ad una conferma delle previsioni macroeconomiche, si determinerà - scrive ancora il Nucleo di valutazione - «un incremento del rapporto fra spesa pensionistica e Pil di circa il 10% nel triennio 2008-2010, pari a circa 1,4 punti percentuali, sostanzialmente indipendente dalle caratteristiche normativo-istituzionali del sistema pensionistico». E, sulla base di ciò, nel 2010 il valore «potrebbe raggiungere il livello del 15%, esclusivamente per effetto della dinamica negativa del pil indotta dalla crisi economica». Questo significa che se non ci saranno interventi di modifica delle regole previdenziali, la spesa rischia di aumentare in modo vertiginoso. Sulla base dei dati più recenti, evidenzia inoltre il Rapporto, il sistema pensionistico pubblico, «nonostante i numerosi interventi correttivi, presenta un consistente deficit annuale». Con un disavanzo che risulta «pari a 7,2 miliardi di euro nel 2007», anno a cui sono aggiornati i dati, e che «resta a carico dalla fiscalità generale». I correttivi realizzati negli ultimi anni sembrano non aver prodotto risultati considerevoli o comunque sono stati vanificati dalla gravità della crisi economica. La recessione ha depotenziato gli interventi recenti che peraltro non potevano che essere soft per non creare malumore sociale. La strada per nuovi interventi quindi sembra obbligata anche se affrontare il tema delle pensioni risulta sempre molto difficile e ad alto rischio di popolarità per il governo che se ne fa carico. Questo spiega come mai nelle ultime legislature si sia proceduto con estrema cautela. Di conseguenza, sottolinea infine il Nucleo di valutazione, il processo di risanamento delle finanze pubbliche, «quanto mai necessario in ragione dell'elevato debito pubblico che grava sul bilancio dello Stato, passa sicuramente tramite un processo di razionalizzazione del sistema pensionistico in linea con gli interventi di riforma sinora adottati», a partire dall'innalzamento dei requisiti minimi di età e contribuzione.