D'Amico: "Quei ritiri inutili che fanno felici gli infedeli"

«Meglio i ritiri aperti alle mogli che i divieti intransigenti degli allenatori». Per dare agli atleti la tranquillità familiare e migliorare le prestazioni in campo? «No, per salvaguardare la fedeltà coniugale». Pardon? «I giocatori senza mogli ne approfittano per vedersi con le amanti. Con le signore al seguito, invece, si finisce anche con l'andare a letto prima». Vincenzo D'Amico, fuoriclasse della Lazio degli anni '80, ha vissuto, nel corso della sua carriera, la fine di un'epoca. Il passaggio dal calcio chiuso negli alberghi in periferia prima delle gare a quello che ha imparato a convivere con il sesso. D'Amico, sfatiamo un mito: il sesso prima delle gare fa bene... «Non la farei così semplice, diciamo che l'effetto può variare da persona a persona». Cioè? «C'è chi va in campo portandosi dietro la colpa per quello che ha fatto, e allora gioca male. C'è chi invece lo ritiene indispensabile per il proprio stato psico-fisico, e finisce col migliorare la propria prestazione. Alla fine è tutto un fatto psicologico». A lei che effetto faceva? «Beh, innanzitutto mi faceva piacere... Poi certe volte giocavo bene, altre male, il sesso non influiva sulle mie prestazioni». Una volta ha raccontato in radio che aveva fatto sesso nell'intervallo di una gara. Fu necessariamente una cosa molto rapida... «Ovviamente stavo scherzando». Non scherzava Cassano, invece, quando raccontò che prima della doppietta alla Juventus (febbraio 2004, Roma-Juve 4-0) aveva passato la notte con una donna... «Beh, probabilmente a lui faceva un effetto positivo».   Ma, con giocatori così bravi a "evadere", i ritiri sono davvero inutili? «Le "scappatelle" del sabato sono sempre esistite e continueranno ad esistere. I divieti sono inutili, anzi aguzzano l'ingegno dei calciatori infedeli. Io i ritiri prepartita li abolirei definitivamente. Per quanto ci si allontani dalle città, c'è sempre un cespuglio nei paraggi dietro cui nascondersi...».