Fini sposa la linea di Napolitano. Stop alle polemiche e partano le riforme

GianfrancoFini torna a battere sul tasto delle riforme con i giornalisti durante la cerimonia del Ventaglio, esprimendo un «personale auspicio». «In questa legislatura, che ha davanti ancora 4 anni - dice il presidente della Camera - possano prevalere nella dialettica politica momenti di accordo rispetto a fisiologici momenti di dissenso e confronto. Soprattutto per le riforme che riguardano tutti i cittadini, e che chiamano in causa rapporti delicati tra poteri dello Stato». Quanto al suo rapporto con il presidente Napolitano, Fini rifiuta la semplificazione dell'asse, ma non nasconde che ci siano «più o meno evidenti assonanze o convergenze tra le alte cariche dello Stato, che garantiscono la Costituzione»; assonanze che «non possono preoccupare». E, rivendicando «con legittimo orgoglio» di aver posto fine, grazie all'entrata in funzione del sistema di voto con le impronte digitali, al «malvezzo francamente intollerabile dei pianisti», Fini chiede che «si dia corso a interventi di carattere istituzionale non più procrastinabili nel tempo, auspicando che il Senato dopo l'estate riprenda l'esame del ddl già incardinato in commissione rispetto al quale spera in un ampio consenso in Parlamento. Il presidente della Camera, poi, parla del decreto anti-crisi su cui è in vista da parte del governo una nuova questione di fiducia. Per Fini la fiducia e uno strumento «previsto» e dunque non è in contrasto con la Costituzione; tuttavia, è il suo ragionamento, è «semmai l'abuso che denota un problema di tipo politico più che di rispetto del potere legislativo da parte del potere esecutivo». E dunque, parlare di «mortificazione» del Parlamento può essere «comprensibile» in termini di dibattito politico, ma znon corrisponde a ragioni di verità»: perché, rileva, «il Parlamento non può non avere sempre più ampi poteri di indirizzo e di controllo, ma al tempo stesso l'esecutivo deve poter esercitare il mandato conferito dagli elettori». Dal presidente della Camera arriva poi l'auspicio che il testo sul testamento biologico approvato dal Senato «venga modificato». »Ma perchè questo avvenga - ammonisce - ci vuole reciproca disponibilità delle forze politiche a valutare una formulazione che sia meno dogmatica».