Ahmadinejad minaccia Obama e l'Occidente

AntonellaVicini Ancora una volta, nel corso di un incontro con alcuni membri della magistratura, il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha puntato il dito contro il capo della Casa Bianca, colui che ha condannato «le violenze oltraggiose contro la popolazione» in Iran. «Perchè, chi parla di riforme e cambiamenti, interferisce e commenta, disprezzando le regole diplomatiche e la cortesia?», ha chiesto, riferendosi a Barack Obama. Insieme a lui, colpevoli di aver soffiato sul fuoco delle proteste anche gli altri leader occidentali, con i loro «commenti irrilevanti e ingiuriosi». Tutti saranno giudicati da un «tribunale giusto», in occasione «di ogni incontro internazionale», ha proseguito Ahmadinejad. I toni della polemica si sono inaspriti in concomitanza con la dichiarazione firmata dai ministri degli Esteri del G8, riuniti a Trieste, in cui si deplora l'uso della forza nelle piazze iraniane; una scelta accolta dalle autorità iraniane come un'ingerenza «inaccettabile». Accuse a cui il presidente Obama ha già replicato, sottolineando come gli Usa non debbano scuse alla Repubblica Islamica, per non aver interferito «né con le elezioni, né con le manifestazioni post elettorali». Il braccio di ferro sulla platea internazionale prosegue come una sfida statica e tesa, in cui l'unica carta sembra quella della resistenza muscolare. A Teheran va avanti, invece, un altro confronto, tra la piazza e le autorità, le cui regole escono dai confini di un sano agonismo. Human Rights Watch ha denunciato, infatti, come i Basiji stiano portando avanti azioni intimidatorie, di controllo e di repressione, anche al di là delle manifestazioni di piazza. «Mentre l'attenzione del mondo è catturata dagli scontri nelle strade», si legge in un comunicato dell'organizzazione, i miliziani «conducono brutali raid notturni, nelle case, per bloccare i canti di protesta», che ogni notte invadono i cieli di Teheran. Secondo alcune testimonianze, i Basiji avrebbero chiesto anche la rimozione dai tetti delle parabole satellitari, soprattutto della zona nord, con cui si ricevono i canali stranieri. Si tratta di un provvedimento non nuovo per chi abita nella capitale iraniana, recante sempre la stessa firma, ma che finora non ha mai impedito il proliferare delle antenne proibite. Così come i divieti di manifestare non hanno impedito i raduni per le strade. Ieri, sono state le madri dei giovani morti in questi giorni ad organizzare un nuovo corteo, a partire dal parco Laleh, nei pressi dell'Università Statale. Molte le donne che hanno provato a raggiungere il luogo di incontro, bloccate da cordoni di poliziotti. Nei luoghi della politica, invece, la questione procede a corrente alternata. Alla vigilia della sentenza del Consiglio dei Guardiani sul riconteggio parziale, il Consiglio per i Pareri di conformità ha dato, infatti, un indirizzo di comportamento ai candidati sconfitti che lascia intendere un ammorbidimento di Ali Akbar Rafsanjani. È lui che presiede l'organismo che, ieri, ha chiesto di collaborare con i dodici esperti in questioni elettorali e di portare avanti i reclami nei percorsi prescritti dalla legge, in un momento in cui si erano diffuse, invece, voci di manovre di impeachment ai danni della Guida Suprema.