Guido Bertolaso

dall'inviatoGiancarla Rondinelli L'AQUILA «Fare il G8 all'Aquila è un modo efficace per mantenere i riflettori puntati sulla tragedia dell'Abruzzo - afferma il capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso - Quando non ci saranno più i taccuini, le telecamere, i fotografi, porteremo in questa regione le persone più importanti del mondo». Ma farete in tempo con i preparativi? Non manca molto tempo. «Certo. È banale dire che non possiamo fare brutta figura. Siamo già a lavoro per la ricostruzione, provvedendo a sgomberare le strade dalle macerie. La macchina non si è mai fermata: stiamo di fatto trasferendo l'organizzazione che avevamo messo in piedi alla Maddalena e la adeguiamo a quella che è la realtà di questo grandissimo e importantissimo centro. Abbiamo poco tempo, ma siamo sicuri che faremo qualcosa di bello, in linea con la grande prova di efficacia che l'Italia ha dato in questi 3 settimane. Mi creda, è la migliore soluzione per tutti. Senza dimenticare il notevole risparmio rispetto alla Maddalena». Già, il risparmio. Che ammonta? «A oltre 200 milioni di euro». (Il capo della Protezione civile Guido Bertolaso è stato uno dei principali sostenitori del trasferimento del meeting internazionale dalla Sardegna all'Abruzzo. In nome di un G8 più sobrio, sicuro e soprattutto «con al centro le migliaia di persone colpite dal terremoto»). E dunque G8 nella scuola di Coppito. Siete sicuri che sarà un spazio sufficiente per tutti? «Ci entrerà chi ci deve entrare. Se ci sarà una delegazione con 300 persone, vorrà dire che verrà divisa tra Roma e Pescara». Quindi, ci saranno anche altre città convolte? «Ci stiamo ragionando sopra. Considerate però le brevi distanze tra la caserma della Guardia di Finanza sia con la Capitale sia con altre città abruzzesi che stanno sulla costa, potrebbero essere valide diverse opzioni». Su quanto fatto in Abruzzo ha avuto dall'inizio complimenti "bipartisan", a cominciare da quelli del presidente del Consiglio. Lei è soddisfatto? «Direi di sì. Il lavoro è positivo e questo è il riscontro generale. Riuscire a mettere insieme una squadra così complessa era importante per il risultato finale. Tutti sapevano cosa fare sin dall'inizio. E questo ha reso sicuramente il nostro lavoro più incisivo ed efficace». Non c'è qualcosa che avrebbe voluto fare in modo diverso? «Avrei voluto avere tutte le tendopoli pronte in 24 ore. Tutte allestite allo stesso modo, con stufe, bagni e acqua calda. Purtroppo però, quando ci si ritrova in poco tempo a dover gestire migliaia di persone, è inevitabile che ci siano delle differenze inziali». Differenze che ora non ci sono più? «Nei campi allestiti sulle zone più colpite, nei 49 comuni vicini all'epicentro, il livello di assistenza è lo stesso. È chiaro che, allontandandosi, e quindi diminuendo i problemi, l'assistenza cambia, offrendo magari solo le tende». A proposito dei 49 comuni, ha fatto arrabbiare parecchi con il suo decreto. Alla fine inserirete qualche altro comune nell'elenco? «Dopo controlli rigorosi ci sarà un ampliamento, ma sarà parziale, modesto e limitato. Credo non più di quattro comuni». Qual è stato il momento più difficile in queste tre settimane? «Quando sono atterrato all'Aquila, la mattina del 7 aprile. Erano circa le otto. E mi sono reso conto della gravità della situazione». Pensava a un terremoto di entità diversa? «Grazie alla strumentazione che abbiamo nella nostra sala operativa, avevamo capito che si era trattato di un terremoto molto grave e serio. Avevamo anche il timore di un numero maggiore di vittime, per fortuna poi è andata in modo diverso». Ai funerali abbiamo visto grande commozione tra le autorità. Tutti con le lacrime agli occhi tranne lei. O sbaglio? «Guardi, io avevo trascorso la notte prima con i ragazzi delle Forze dell'ordine a posizionare le salme sul piazzale. C'ero anche nel momento in cui venivano chiuse le bare. Mi creda, avevo già avuto tanti momenti in preda alla commozione». Quanto l'ha aiutata avere un buon rapporto con Berlusconi nella gestione della vicenda abruzzese? «È stato fondamentale. Sono riuscito a risolvere l'emergenza campana dei rifiuti solo alla luce di questo rapporto. E qui è uguale». Quindi, se ci fosse stato Prodi a capo del governo, le cose sarebbero andate in modo diverso? «Bisogna vedere se ci sarei stato io». Sì certo. Detto questo? «Detto questo, io ho lavorato anche con il presidente Prodi». Torniamo al G8. In Sardegna sono un po' arrabbiati per il trasferimento del summit in Abruzzo. Che messaggio manda al popolo sardo? «Che vengano a chiedere ai tanti ragazzi che stanno lavorando qui come volontari tra le tendopoli. Che chiedano a loro cosa pensano di questo spostamento».