De Magistris indagato, Di Pietro fa finta di niente

{{IMG_SX}}Indagato. Anche lui. Anche lui finito tra quelli che Antonio Di Pietro considera impresentabili alle elezioni. Peccato che Luigi De Magistris, ex pubblico ministero di Catanzaro, sia invece fresco di candidatura per le prossime europee proprio nell'Italia dei Valori. Come si comporterà ora l'ex pm di Mani Pulite, visto che solo pochi mesi fa, il 4 dicembre del 2008, aveva dichiarato orgoglioso che il suo partito si era dato un codice etico interno che prevedeva il divieto di candidatura «per chi è indagato e divieto di assumere o mantenere incarichi di governo, nazionale o locale, per chi è rinviato a giudizio»? La notizia di una sua iscrizione nel registro degli indagati della Procura di Roma, insieme ad altri sette pm di Salerno, è arrivata ieri, poche ore dopo la conferenza stampa in cui l'ex magistrato era stato presentato da Antonio Di Pietro come candidato indipendente con l'Idv. Il fascicolo nei suoi confronti era stato però aperto già a febbraio e riguarda la «guerra» tra le due Procure di Salerno e Catanzaro relativa all'inchiesta «Why not» — che provocò l'intervento addirittura di Giorgio Napolitano e quello del Csm — e nella quale si sono trovati invischiati e poi scagionati Romano Prodi e Clemente Mastella. I reati ipotizzati sarebbero quelli di abuso d'ufficio — per aver eseguito una perquisizione che sarebbe andata oltre le necessità investigative e sarebbe stata realizzata in modi «anomali» — e interruzione di pubblico servizio, perché avendo realizzato una perquisizione abusando del proprio ufficio, in questo modo avrebbe anche interrotto l'attività della magistratura in modo non giustificato. Secondo le accuse ora al vaglio della procura capitolina, il sequestro del fascicolo dell'inchiesta Why Not eseguito dalla procura di di Salerno - e ispirato da De Magistris - alla procura generale di Catanzaro costituì — parole dell'ex pg Enzo Jannelli, indagato a Salerno — «un danno devastante per l'intera Magistratura italiana e disdoro anche per quella, pur complessivamente sana, magistratura inquirente salernitana». «Il sequestro dei pm di Salerno — si leggeva nel decreto di controsequestro firmato da Jannelli — ha avvalorato, mediante l'inconferenza elefantiaca (1425 pagine) e sovrabbondante nelle motivazioni, la tesi del complotto istituzionale ai danni del dottor De Magistris, in forza all'asserito, illegittimamente ritenuto, dell'illecita avocazione del procedimento Why Not ed in forza ancora della presunta ritenuta illegittima conduzione dell'indagine ad opera dei pm di Catanzaro, funzionale invece, secondo il pensiero e le azioni criminose degli indagati (il procuratore Luigi Apicella e i suoi sostituti) ad insabbiare il processo ovvero a favorire tutti o più taluni degli oltre settanta indagati del procedimento Why Not». Secondo la procura di Salerno, invece, l'avocazione di Why Not a De Magistris, fu illegittima. La procura campana sta ancora indagando sull'operato della magistratura calabrese e uno dei filoni di inchiesta, che ora erediterà il nuovo procuratore Franco Roberti, riguardano le presunte irregolarità nell'archiviazione, fatta da Catanzaro, della posizione dell'ex ministro della giustizia Clemente Mastella indagato da De Magistris nell'inchiesta Why Not. Insomma un intreccio di accuse e controaccuse difficile da decifrare ma nel quale De Magistris è uno dei principali attori. Ieri, dopo aver saputo di essere stato indagato a Roma (ma l'indagine sarà trasferita a Perugia perché due magistrati coinvolti lavorano nel distretto della Corte di Appello di Roma), il novello candidato alle europee ha replicato sdegnato: «Sono ipotesi di reato del tutto infondate». Spiegando poi che non farà marcia indietro sulla sua discesa nel campo della politica: «Non mi faccio condizionare da vicende che non hanno alcun fondamento». In mattinata, però, aveva dovuto rispondere anche al vice presidente del Csm Nicola Mancino, che aveva sollecitato un intervento legislativo per vietare ai magistrati che, come lui, scelgono la politica, di tornare a fine mandato a indossare la toga. «La mia — aveva replicato De Magistris — è una scelta irreversibile, anche qualora non dovessi essere eletto». E lo stesso Di Pietro aveva rilanciato: «De Magistris si dimetterà dalla magistratura subito dopo le elezioni, lo assicuro. Anche lui, come me, pensa che sia una strada senza ritorno una volta che da magistrato si passa alla politica». Ora Di Pietro dovrà ripensare seriamente a quella candidatura.