«Da Umberto solo propaganda»

Si è stancato di queste polemiche alimentate dalla Lega su Alitalia e sui temi dell'immigrazione? «No, non sono preoccupato per queste polemiche. Sono in Parlamento da anni e sono stato abituato a ben altre polemiche. Ho affrontato discussioni e scontri su temi ben più solidi. Penso che quelle di questi giorni siano solo delle uscite di tipo propagandistico che servono a tenere buona una fetta di elettorato del Nord e certamente non servono a far crescere la credibilità del sistema politico». Intanto, però, il Carroccio insiste sull'emendamento sull'immigrazione. «Non mi sorprende. Ma penso che ci sia una differenza di fondo tra chi fa il sindacalista di una percentuale elettorale, di ruolo politico, come la Lega e chi, invece, riesce ad interpretare i valori veri di una nazione. Il compito di una forza politica che rappresenta la nazione è quello di saperne interpretare i suoi sentimenti e la sua stessa qualità democratica. Questo è il ruolo della destra politica in Italia». È vero che lei ha definito la Lega come una forza politica di nicchia? «La Lega è un partito territoriale. Su questo non c'è dubbio. Proprio perché è un partito legato ad una parte del territorio, è limitato e nello stesso tempo più agile. E quindi il partito di Bossi può dire tante cose senza dare conto a qualcuno della sua azione politica». Crede che nel lungo periodo Bossi e i suoi abbandoneranno questo oltranzismo sulla tassa per gli immigrati e riprenderanno il filo della ragione come è accaduto per Malpensa? «Penso che questo possa accadere. Ma l'atteggiamento della Lega può cambiare in ogni momento. Come ho detto prima le loro scelte sono mutevoli per l'agilità del loro partito. Per gli altri partiti del centrodestra non è possibile prendere posizioni analoghe. Noi abbiamo più rispetto per il senso dello Stato e della nazione. In questo contesto per la Lega è più semplice essere un partito di movimento». Le polemiche torneranno sul federalismo. Lei, alla vigilia di Natale, ha rilanciato il presidenzialismo. «Quando abbiamo costruito il modello costituzionale di Lorenzago, lo abbiamo pensato su tre direttrici: democrazia diretta, democrazia federale e federalismo fiscale. Oggi stiamo cominciando con il federalismo fiscale. Penso che si debba intervenire anche con il federalismo istituzionale e con la democrazia diretta. Altrimenti non saremmo garanti dell'unità dello Stato. Oggi è necessario riequilibrare questo processo». Il Pdl rafforza il Governo di fronte alla Lega? «Il Partito delle Libertà ha nel suo dna il pensiero nazionale, quel pensiero che nasce dalla sintesi dell'anima liberale e nazionale in un contesto riformista. Noi non vogliamo imporre un'ideologia. La Lega è un partito "laterale" che sostiene un campo di valori confinante con il nostro come la libertà, il lavoro e la piccola impresa. La Lega è un nostro alleato, ma non può acquisire la nostra dimensione nazionale. Sarebbe una non-Lega».