Il "re del panettone" tra Bersani e la Lega

Gli antenati, i vari spot, i premi ottenuti, la famiglia. Chi però, arrivando davanti ad Alberto Bauli si aspetta di vedere un uomo simile a Babbo Natale, panciuto e con barba bianca, rimane deluso. Alto, magro, e per niente paffuto. Eppure il presidente dell'azienda di famiglia i suoi prodotti li mangia eccome, «anche tre volte al giorno». Il trucco? «Scegliere i genitori giusti». Ruggero Bauli, più genitore giusto o più grande pasticcere? «Entrambi. Ebbe lui, nel 1952, l'intuizione e l'abilità di aprire uan pasticceria a Verona, passando poi, alla produzione industriale».   Ci dia qualche numero della Bauli oggi. «La nostra azienda ha un giro di affari di 315 milioni di euro, 800 dipendenti fissi e circa 1000 stagionali. Abbiamo il 30% del mercato delle ricorrenze, quindi pandoro, panettone e colomba».   Quanti dipendenti sono extracomunitari? «Saranno un centinaio».   Chi preferisce di più il pandoro e chi il panettone? «Non ci sono dati precisi. Diciamo che chi non mangia le uvette preferisce il primo».   Dica la verità, qual è l'ingrediente magico del pandoro Bauli? «Ma non c'è un elemento magico. Diciamo che il burro è fondamentale».   Negli ultimi mesi abbiamo assistito ad una crisi profonda del made in Italy: due esempi su tutti, Alitalia, Telecom. Secondo lei, anche il panettone corre questo rischio? «Guardi, il mondo non è capace di fare pandoro e panettone. La lavorazione è troppo complessa».   Quindi non teme il potenziale arrivo degli americani? «Oddio, tutto è possibile».   Ricorda quando il panettone era un prodotto di Stato? «Quando ero giovane, Motta ed Alemagna erano due grandi aziende, con 4000 dipendenti a testa, che avevano reso il panettone un dolce nazionale. Poi la sciagurata decisione dell'Iri: lo Stato si appropriò di queste aziende e il disastro proseguì inalterato per qualche decennio».   Perché sbagliò lo Stato? «Lo Stato non può fare il panettone. Lo Stato deve fare le strade, le infrastrutture. Ma non deve fare l'imprenditore, non è il suo mestiere».   E la vicenda Sme, con lo scandalo Motta-Milan? «Appunto. Quando lo Stato entra nel merito dell'attività dell'impresa, essendo gestito da uomini che hanno come unico riferimento il voto politico, l'impresa non può che soffrirne».   A proposito del tandem Motta-Milan, come mai Bauli non ha mai sponsorizzato una squadra di calcio. «Per un'azienda che ha come testimonial Babbo Natale sponsorizzare il calcio è controproducente».   Non teme che Paluani, sponsor del Chievo, con questa scusa possa vendere di più? «I dati non dicono questo. Paluani ha una quota di mercato del 3% ed è sempre lì».   Parliamo di politica, visto che la conosce così bene. Cosa ne pensa della Lega? «I leghisti, forse anche volutamente, si mostrano un po' grezzi o ignoranti. Detto questo però, quando si mettono ad amministrare, lo fanno bene. Sono dei pragmatici, basta vedere cosa hanno fatto in questa città».   Si riferisce al tanto "discusso" sindaco Tosi? «Sarà pure discusso. Intanto, ha fatto tanto per Verona, a cominciare dalla pulizia della città».   Le piace Tosi. Stessa cosa per Umberto Bossi? «Se la Lega fosse una religione, Bossi sarebbe un santo».   In che senso? «Perché è un uomo che crede profondamente in quello che fa e si vede. Si può dire di tutto su di lui, ma non che non sia un uomo autentico».   Facciamo un salto indietro. Nel 1983 lei si candidò per Camera e Senato nel Partito liberale. Come nacque questa scelta? «Uno che fa l'imprenditore crede nel liberalismo. E io ci credo perché ritengo che ogni uomo debba avere la possibilità di esprimersi».   Chi le chiese di candidarsi? «Il partito liberale era talmente piccolo che bastava essere un po' noto. Non ce l'ho fatta veramente per pochissimi voti».   Le è dispiaciuto? «No. Non avrei potuto farlo».   Ha conosciuto Bettino Craxi? «Non direttamente. Era un uomo con idee di innovazione della politica molto valide. Ma con un difetto: per lui il fine giustificava i mezzi. E questo lo ha tradito».   Ha conosciuto il segretario Pli di allora Valerio Zanone? «Sì. Una persona per bene, pulita e capace di ragionare quasi con una visione filosofica della politica».   Ma? «Ma non è stato capace di aggregare le masse».   E ora è senatore del Pd. «Già. Avrà molte difficoltà a far emergere la sua natura lì dentro».   E dove invece potrebbe farlo? «Difficile dare una risposta. A sinistra ci sono dei naufraghi che tentano disperatamente di dare una rotta ad una zattera, non sapendo però dove andare. Nel centro c'è un personaggio che bada solo agli aspetti di carattere giuridico».   Di Pietro? «Esatto».   Al centro però c'è anche Casini? «Casini è una persona che ha sicuramente il desiderio di fare da ago da bilancia, ma ha un indirizzo opaco».   E dunque, resta solo il Pdl? «Sì. Se fosse però veramente un partito e non una monarchia della libertà».   Se per lei il Pdl è una monarchia, Berlusconi è quindi un monarca? «Berlusconi ha saputo cogliere uno sbandamento di massa. Però l'aver bisogno di controllare tutto il partito depone più a favore di una monarchia che di una repubblica».   Molti del Pli, quando Berlusconi scese in campo, confluirono prima in Forza Italia, e ora nel Pdl. Quindi tutti sudditi? «Quando è arrivato, Berlusconi apparve come la persona capace di fornire un'alternativa, più centrata sul carisma dell'uomo che sui progetti che poteva portare avanti. Siamo ancora in attesa dei progetti».   Non le piace neanche Berlusconi. C'è qualcuno che le piace? «Non è che non piace. Dico solo che non serve solo Berlusconi, serve anche Berlusconi».   Uno bravo? «Ce ne sono tanti bravi. Bisogna vedere se poi sono capaci di rinunciare al populismo. Vuole qualche nome?».   Prego. «Letta zio, Letta nipote, Bersani. Tutti bravi, ma quando vanno in tv tendono sempre a impastare le loro capacità con del populismo che a me disturba. Le faccio un altro esempio: il professor Mario Monti, persona per bene e in politica non ci va».   E Galan? «Ecco lui è una persona in gamba. Essendo veneziano però, si ricorda dei dogi e vorrebbe anche lui potere di vita e di morte».   Chi vedrebbe al suo posto? «Difficile dare una risposta».   Gira il nome di Tosi però. «Può anche essere. Ma Tosi è diverso da Galan».   In cosa? «Più silenzioso, meno presenzialista».   Meglio o peggio? «Diverso».   È vero che la maggior parte dei lavoratori della Bauli è composta da donne? «Sì, il 90%».   Cosa ne pensa della proposta di Brunetta di portare l'eta pensionabile delle donne a 65 anni? «Lo trovo giusto, perché le donne hanno un fisico più forte dell'uomo. E poi apprezzo molto le caratteristiche intellettuali delle donne».   Mancano due giorni a Natale. A chi manderebbe in regalo un pandoro? «A Tremonti».   Tremonti? «Sì. Ha tanti di quegli spigoli, che addolcirlo lo renderebbe più persuasivo verso gli altri».