Laura Della Pasqua l.dellapasqua@iltempo.it «La Cai ha ...

Fabrizio Tomaselli, coordinatore nazionale dell'agguerrito Sdl, una delle sigle sindacali che hanno detto no alla firma del contratto della nuova Alitalia, parte a testa bassa. Mancano ventiquattr'ore dall'assemblea fissata per oggi dai sindacati ribelli, (oltre alla Sdl, l'Anpac, l'Unione piloti, l'Avia ed l'Anpav) e le linee stragegiche appaiono definite. Cosa andrete a discutere nell'assemblea? «L'assemblea servirà a fare una valutazione se la nostra posizioni, cioè il no alla firma del contratto, è condivisa dai lavoratori. L'assemblea coinvolgerà il personale di terra, i piloti e gli assistenti di volo». Vuol dire che non siete sicuri che la base vi seguirà sul no al contratto? «L'impressione dai primi sondaggi che abbiamo fatto è che il responso di tutte le categorie sul contratto è molto negativo. Nelle ore che precederanno l'assemblea prepareremo le proposte da fare ai lavoratori». Il contratto era davvero da buttare tutto via? «Il giudizio negativo riguarda la stesura contrattuale che non è conforme a quello concordato a settembre a Palazzo Chigi. Cgil, Cisl e Uil hanno trovato la formula di lasciare a Letta un lodo sulle interpretazioni e questo perché si sono resi conto che la stesura contrattuale non è conforme a quanto deciso. Non si doveva firmare se non quello che era stato già concordato. Quello che è stato sottoscritto da Cgil, Cisl e Uil, cioè il contratto e le modalità di assunzione, non sono quelli concordati». Quali le divergenze? «Si era convenuto che sarebbe stato applicato il contratto AirOne integrato con gli elementi concordati a Palazzo Chigi. Ma questo non è stato fatto. Sui criteri di assunzione è lasciata piena e assoluta discrezionalità all'azienda di prendere chi vuole». Ma è nelle facoltà di un'azienda decidere chi assumere, come fate a contestarlo? «Le assunzioni sono una prerogativa aziendale in una situazione normale ma questa non è una nuova azienda che nasce dal nulla. Qui ci sono le sovvenzioni statali. Quindi, è chiaro che è una situazione non normale. La Cai non si può permettere di assumere chi vuole ma deve concordare con il sindacato i criteri di assunzione e questo non è stato fatto». Se i sindacati confederali hanno firmato vuol dire che le tutele per l'occupazione ci sono. Non è che siete voi a voler tirare la corda? «Il sindacato confederale sostiene che non è vero quanto stiamo dicendo». Ci faccia qualche esempio. «La Cai ha detto che se ci sono degli impedimenti, l'assunzione non si fa. Prendiamo ad esempio la maternità. Ci sono casi nei quali l'ispettorato del lavoro mette in aspettativa facoltativa la donna e questo, secondo il nuovo contratto, sarebbe un impedimento all'assunzione. L'assistente di volo, dopo due mesi che è nato il bambino e pensa di allattare, avrebbe diritto all'orario ridotto ma questo non è possibile per chi vola: non dovrebbe volare fino a un anno di vita del neonato. Questo caso verrebbe considerato un impedimento all'assunzione, ma se ne rende conto?». Ma su questo i sindacati confederali non hanno detto niente? «Durante le trattative questi problemi li hanno posti anche loro ma poi hanno firmato mentre noi no». La Cai ha detto che si può andare avanti anche senza di voi, come la mettete? «Peccato che sugli aerei ci sono assistenti di volo e piloti e per aggiustare gli aerei servono i meccanici. La verità è che questa vertenza è stata trasformata da sindacale a politica. Noi stiamo cercando di fare sindacato». Cosa farete quando la Cai comincerà a fare assunzioni dirette chiamando uno a uno piloti e assistenti di volo? «Innanzitutto la Cai non può permettersi di chiamare il personale Alitalia prima di aver avuto l'ok dalla commissione europea e dal commissario Fantozzi. Fino ad ora la Cai è un'avventura del pensiero. Solo quando Cai sarà padrona di Alitalia potrà procedere a chiamate nominali. Certo noi non diremo ai nostri di non presentarsi alla chiamata ma metteremo in atto tutte le possibili iniziative sindacali. E poi non credo che un'azienda che fa servizi può permettersi di avere rapporti solo con alcuni sindacati e non averne con chi rappresenta i lavoratori. Ci sono anche altri strumenti sindacali per opporsi». Lo sciopero? «Ci muoveremo sindacalmente. Quindi anche con lo sciopero e poi vedremo come e con che modalità. Stiamo anche verificando la possibilità di ricorrere legalmente». Ci sono gli estremi per un ricorso legale? Non è una esagerazione? «Se un accordo viene firmato con le garanzie del governo e poi tutto viene stravolto e si pensa di far passare questa nuova versione solo perché alcuni sindacati hanno firmato, non credo che questo si possa fare dal punto di vista legale. Se un accordo con il governo non conta più nulla con chi ci dovremmo confrontare?»