Il giorno di Veltroni
In un'ora di discorso solo pochi minuti sono dedicati a quelle che sono le proposte del Pd. Per il resto è un lungo elenco di critiche alle scelte del premier, condensate in uno slogan che l'ex sindaco di Roma ripete più volte: «L'Italia è un Paese migliore della destra che lo governa». Vestito blu, giacca abbottonata, camicia azzurra senza cravatta, Veltroni parla su una pedana che si allunga in basso in mezzo alla gente. Una scelta che ricopia la scenografia usata dal candidato democratico Barack Obama nelle sue convention e che il leader del Pd ha «studiato» nella sua visita negli Stati Uniti. Sul palco alle sue spalle si accomoda invece, in piedi, tutto lo stato maggiore del Pd. L'attacco a Berlusconi è a tutto campo: «Questo governo è totalmente inadeguato a risolvere la crisi economica perché non ha nel cuore l'Italia che produce e che lavora». Veltroni parla addirittura di «tossine» inoculate dal governo di centrodestra (che però definisce sempre solo di «destra»): «La prima tossina è un'idea monca della libertà, quella che considera ogni regola come un inciampo, che è figlia dell'ideologia del liberismo selvaggio e dell'individualismo sfrenato». La seconda «è la freddezza, lo scetticismo, l'ostilità perfino nei riguarda dell'Europa». La terza, infine «è il primato della finanza, e di quella più creativa, più disinvolta e più cinica possibile, nei riguardi del lavoro e della produzione di beni e servizi». Poi le tasse «che Berlusconi aveva promesso di diminuire e invece sono aumentate», la riforma della scuola — «a loro non interessa la scuola perché la loro scuola è la televisione» — il clima — «il Pil sale solo se c'è una riconversione ecologica dell'economia» — fino al razzismo: «La madre del razzismo è la paura. Il problema è che ad alimentarla c'è anche l'uso politico dell'immigrazione. Il massimo dell'ipocrisia in chi, come il governo, dovrebbe avere l'onestà di dire che da quando ci sono loro gli sbarchi sono raddoppiati, le espulsioni sono ferme e si sta creando una nuova bolla di clandestinità». E le proposte? Per la scuola Veltroni si rifà addirittura a Nicolas Sarkozy: «Quando governeremo noi dovremo fare quello che ha promesso il presidente francese, dare il 50 per cento in più di risorse all'istruzione». Poi chiede al governo di ritirare o modificare il decreto Gelmini per avviare «un confronto con tutti i soggetti interessati, giovani, studenti, famiglie, docenti. Fissando un tempo al termine del quale è legittimo che le decisioni siano prese». Manca qualche minuto alle sei quando Veltroni finisce di parlare e si avvia verso il palco dove lo aspetta tutto il gruppo dirigente del partito Democratico. E stavolta a far da colonna sonora non c'è una canzone di Jovanotti ma l'Inno d'Italia. A fine giornata c'è, come al solito, la guerra delle cifre. Quanti erano al Circo Massimo? Due milioni e mezzo per il Pd. Duecentomila per la Questura.