Scuola, all'estero la Gelmini piace

Ma occupazioni e autogestioni contro la riforma dell'istruzione voluta dal ministro Mariastella Gelmini continuano in tutta Italia. E oggi è la volta dello sciopero dei Cobas della scuola, che scenderanno in piazza a Roma con una manifestazione nazionale: nel mirino delle proteste, l'adozione del maestro unico e la revoca del tempo pieno, il taglio agli organici e agli orari di lezione, il blocco del turnover, la chiusura dei plessi scolastici nei piccoli centri. La manifestazione nazionale partirà da piazza della Repubblica con un corteo che arriverà fino a piazza San Giovanni mentre, in contemporanea, si terranno iniziative in varie città italiane. Prosegue, intanto, la mobilitazione del mondo universitario. Ieri a La Sapienza di Roma si è svolta un'assemblea all'aperto a cui ha partecipato anche il neorettore Luigi Frati. Gli studenti hanno quindi dato vita ad un corteo spontaneo e a una manifestazione di protesta alla stazione Termini occupando alcuni binari. Momenti di tensione si sono registrati davanti al ministero del Tesoro con il lancio di uova e slogan contro il governo. Bagarre anche durante la conferenza Stato-Regioni dove i governatori hanno chiesto all'esecutivo di stralciare dal decreto 154 una parte dell'articolo 3 che stabilisce il commissariamento delle Regioni che entro il 30 novembre non attueranno un piano di ridimensionamento degli istituti scolastici. Ma se in Italia aumentano le proteste dall'estero arrivano giudizi positivi sulla riforma Gelmini. A darli è, un po' a sorpresa, il settimanale Economist che, con Roger Abravanel (autore del libro Meritocrazia edito da Garzanti), evidenzia come il problema della scuola italiana è quello «di avere troppi e malpagati insegnanti». Prova a calmare la piazza, invece, il premier Silvio Berlusconi che alle famiglie fa sapere: il tempo pieno non sarà toccato, ma anzi aumenterà fino al 60%.