Marco Travaglio, il talebano beffato

{{IMG_SX}}Solo che il Bene e il Male non sono definibili politicamente.  La colonna infame costruita da Travaglio e dai suoi soci ha visto impalata gente di destra e gente di sinistra. In nome dell'Ordine e della Giustizia, Travaglio è stato super partes. E' riuscito persino nel miracolo di scrivere cose di destra su un giornale di sinistra. C'è una folla di fan che lo adora. E' una piccola borghesia incattivita che non vuole niente ma che, come su una piazza di Teheran, vorrebbe assistere all'esecuzione di quelli che non gli piacciono. Travaglio parla a un residuo della vecchia base comunista incazzata, ai nostalgici rabbiosi del vecchio Msi, alla borghesia intellettuale urbana che non accetta di essere declassata. Travaglio crede alle cose che dice. Mentre il suo mentore Santoro non crede a nulla e guarda all'audience, Travaglio pensa di essere Robespierre. Dietro di lui c'è il partito dei magistrati, quell'organizzazione fluida che passa notizie e suggerimenti ai giornalisti, che indica obiettivi e fornisce le cartucce con cui sparare. Travaglio, infine, è un imprenditore. Ha capito che nell'Italia di oggi se scavi una nicchia diventi ricco, e lui la nicchia l'ha scavata nell'odio di un pezzo di società che compra i suoi libri, frequenta il suo blog, impazzisce quando lui chiede condanne a vita visto che non può pretendere la pena di morte. Ora è stato condannato lui. Otto mesi di carcere. Forse avrà l'indulto. Ha anche frequentato un mafioso doc. Cioè Travaglio somiglia all'ideal-tipo del criminale politico che lui aborre e descrive. Condannato e con brutte amicizie. Ripeto, le sue vittime possono festeggiare. Fra le sue vittime ci sono anche persone incensurate che hanno il solo torto di pensare che la magistratura italiana è fatta anche di pelandroni, di gente politicizzata, di uomini senza qualità. Lui ha messo tutti nel mucchio e ha trattato tutti come delinquenti. Ora tocca a lui. E' sbagliato gioire. Penso che Travaglio vada criticato, meglio ignorato, ma non criminalizzato. La cultura di Travaglio è una degenerazione della cultura della crisi. Di Travaglio è piena la sottocultura mondiale. Ogni volta che le società entrano in un cono d'ombra e il nuovo fatica ad affermarsi, ci sono i reazionari che chiedono la forca. Il dramma della sinistra è di aver lasciato a questo reazionario di aprirsi dei varchi nel proprio seno. Con Di Vittorio e Giorgio Amendola non sarebbe mai successo. Con i dirigenti di oggi succede. Quelli come Travaglio non capiscono le cose del mondo e le semplificano. Ovvero le capiscono, ma si fanno due calcoli e le banalizzano per strappare contratti in tv o nei giornali. I Travaglio non passeranno mai. Sono l' Italietta di facili costumi che si annida fra i fan di Travaglio, sperando che l'odio per il declassamento si traduca in "forca per tutti". Non è neppure una novità che i forcaioli di oggi, Travaglio Santoro e Grillo, siano signori benestanti che lucrano sul disamore dalla politica delle classi medie. Ogni passaggio d'epoca ha conosciuto uomini di avventura che si sono eretti a salvatori della Patria. Sono Masaniello. Solo che i moderni Masaniello hanno fatto i soldi, dirigono un'impresa mediatio-giudiziaria che giova ai magistrati pigri e ai giornalisti che vivono sul successo dei magistrati. Il problema non sono loro, i Travaglio di ogni epoca. Il problema sono i cittadini incazzati e disperati che si rivolgono al giustiziere sommario perchè non riescono ad avere giustizia normale. Passato lo sbalordimento per la condanna, Travaglio continuerà come prima, farà la vittima. Una cosa avrà perso. E' la tesi dell'onnipotenza della magistratura. Se i magistrati hanno sempre ragione, sono nel giusto anche quando lo condannano. Se alcuni hanno torto e altri no, siamo nella normalità. Travaglio non è più il giustiziere, ma un uomo che fa affari sulle disgrazie altrui. I suoi magistrati non sono vendicatori del popolo, ma un gruppo di militanti della sua area politica. Insomma, il mondo di Di Pietro che sta fra il 4 e l'8%. Una minoranza della minoranza.