La settimana nera delle Borse, bruciati altri 400 miliardi

Ancora una volta il conto pagato è stato salato: 400 miliardi di euro bruciati a conclusione della settimana più nera dei mercati Ue (-22%) dalla crisi che li aveva colpiti 21 anni fa (ottobre 1987). Partita male, a seguito del tonfo registrato in Asia, che per questioni di fuso orario tende a ritardare di un giorno quanto avviene nei mercati occidentali, l'Europa è apparsa subito nervosa, concentrando ancora una volta le vendite sul comparto bancario (-10,39% l'indice Stoxx di settore). Ma hanno sofferto anche le auto, ad eccezione di Volkswagen, oggetto delle solite ricoperture, che ha tenuto surrettiziamente positivo l'indice (+2,03%). In calo l'energia (-8%), con il greggio sui minimi dell'anno, insieme alle telecomunicazioni (-9%), particolarmente esposte ai venti della recessione. In campo bancario ha sofferto Rbs (-25,31%), dopo che Fitch ha aggiornato alcune valutazioni sui titoli del settore, colpendo anche il colosso scozzese, da cui è stato eliminato il segno più dalla doppia «A». In calo anche Hbos (-19%), Credit Suisse (-16,19%) e Deutsche Bank (-16,08%), mentre Barclays ha lasciato sul campo il 14,7%, seguita da Societè Generale (-13,04%) e Bbva (-12,78%). L'idea di un possibile blocco dei listini, attribuita al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che l'ha poi smentita, avrebbe - secondo un responsabile di sala operativa - contribuito ad «arginare temporaneamente le perdite», salvo poi invertire la rotta dopo che lo stesso Belusconi ha parlato di «ipotesi mai esistita». In campo telefonico sotto pressione British Telecom (-13,11%), Deutsche Telekom (-13%) e Telefonica (-9,1%), mentre l'energia ha scontato il calo delle quotazioni del greggio. Tullow ha ceduto il 9,39%, Shell l'8,98%, Bp l'8,12% e Total il 7,69%. Alla fine comunque, chiudono in perdita tutte la borse mondiali, con Milano che perde il 7,14%.