Paolo Zappitelli p.zappitelli@iltempo.it Tanti soldi per ...

La cosa che non gli è andata giù è stata però la decisione del sindaco Gianni Alemanno di rivendicare poteri in più per Roma senza averli discussi prima con la Regione. «C'è stato un riconoscimento economico del governo importante — ammette — ma nel merito c'è stata molta disattenzione da parte del sindaco. Non si possono proporre commissioni bipartisan e poi presentare proposte già impacchettate. Quando si parla di riforme istituzionali vanno costruite insieme». Resta il fatto che i finanziamenti dati a Roma sono un evento storico. «Certo, però è stato riconosciuto il valore di una città che negli anni è cresciuta grazie a buoni amministratori e al lavoro che hanno fatto le imprese sul territorio». Tutto giusto, però c'è voluto il federalismo di Bossi e Calderoli per far arrivare questi soldi. «È vero, quando si fanno le cose buone vanno riconosciute. Da qualsiasi parte politica vengano. Ma questo non va considerato come un regalo a Roma, è semplicemente il riconoscimento, tardivo, dell'importanza della città e della sua particolarità». E la colpa di questo ritardo a cosa è dovuta? «In parte alla miopia politica dei governi precedenti e in parte a spinte e controspinte che sono arrivate dal Nord e dal Sud. E tutto questo ha fatto perdere di vista il fatto che la capitale è un bene nazionale. Però questo è solo il primo passo, anche se importante. Ora va data stabilità anche istituzionale a questo progetto». Cioè? «Io faccio politica da quando avevo 18 anni e da allora sento parlare di città metropolitana, di riconoscimento giuridico del suo status particolare. Questo ancora manca e non è certo con la forzatura che ha fatto Alemanno che si può trovare un'intesa». Ma i finanziamenti concessi dal governo non possono diventare un buon motivo per far andare d'accordo Comune, Provincia e Regione e favorire quel dialogo che manca a livello nazionale? «Certo, può far ripartire un confronto che oggi sicuramente non c'è a livello nazionale. Perché è un momento di tensione, c'è la manifestazione nazionale del 25 ottobre, c'è un clima esasperato. Però è ovvio che il Partito Democratico non può prescindere dalla ricerca costante del dialogo sui temi importanti del Paese». Insomma Roma può tornare ad essere il laboratorio politico che è stato per tanti anni? «Sì ma molto dipende dal centrodestra. Ora che i soldi alla città sono arrivati Alemanno deve capire che deve coinvolgere tutte le istituzioni per dare a Roma lo status giuridico che aspetta da anni».