Fabrizio dell'Orefice f.dellorefice@iltempo.it Fu ...

Perché, spiega oggi Giano Accame, «non volevo che finisse la guerra senza aver partecipato». Lui, l'intellettuale della destra, l'eretico della destra, anche se quell'aggettivo non gli è mai piaciuto («Libero, sono libero, sono sempre stato libero; non eretico»), se ne sta in questo tranquillo sabato nella sua casa in Liguria. Ha ascoltato le parole che Fini ha pronunciato in mattinata a Roma. E le commenta tranquillo, quasi senza pathos. «Quelle parole sono parole dettate dal realismo, dall'opportunismo, per certi versi sono parole anche intelligenti». Perché? «Perché sono parole e frasi di un presidente della Camera. E sono parole anche di una destra che si adegua anche alle nuove generazioni. Un percorso già iniziato con il passaggio dal Msi ad An». E va bene, questo dal punto di vista formale. Veniamo alla sostanza. Fini dice: «Chi è democratico è a pieno titolo antifascista». Lei che cosa ne pensa? «Che si tratta di una banalizzazione che, per esempio, nega autentici difensori della libertà come Giovanni Gentile e Marinetti che aderirono al fascismo. Vede, è tutto molto relativo. Anche coloro che vennero dopo il fascismo, pur assicurarono un grado maggiore di libertà, tuttavia la limitarono». A che cosa si riferisce? «Al fatto che dopo vennero introdotti due reati come l'apologia del fascismo e il vilipendio della Resistenza che posero dei paletti alla libertà». Non può metterli sullo steso piano della assenza di libertà durante il fascismo... «Non ho detto questo. Voglio solo farle notare che chi era a destra la libertà se l'è dovuta guadagnare, se l'è dovuta sudare, nessuno l'ha mai regalata. È vero che avevamo perso ma a noi era proibito parlare bene di noi stessi e male degli altri. Anche quella era una privazione di libertà». Fini ha sostenuto: «I resistenti stavano dalla parte giusta, i repubblichini dalla parte sbagliata». Lei si sente dalla parte sbagliata? «Credo che neanche i costituenti considerarono quella la parte tanto sbagliata». Che cosa vuol dire? «Rileggiamoci l'articolo 7 della Costituzione: "Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale". Ovvero riconobbero e inglobarono uno dei principali atti, se non il principale, di Mussolini. E pensiamo all'articolo 42 che regola la proprietà privata delineandola nei confini disegnati dal fascismo. E rivediamo l'articolo 46, mai veramente attuato, sulla partecipazione dei lavoratori alla gestione delle aziende. O al concetto di giustizia sociale». Dove vuole arrivare? «Da nessuna parte. La storia italiana, come riconosce anche Fini, è piuttosto complessa. Il comandante del Granatieri di Sardegna, che l'8 settembre cominciarono la Resistenza a Roma, poi aderì alla Rsi. E allo stesso modo il fascismo è stato un fenomeno più complicato di come lo si vuole liquidare». E che cosa fu? «Dobbiamo ricordare che fascismo è anche la poesia di Ungaretti e Cardarelli, è Pirandello, Marconi aderì al Gran Consiglio del fascismo. E potremmo continuare, ma quello che oggi conta è non banalizzare». Ma perché oggi la destra sente il «bisogno» di riaprire questo capitolo con la storia. Perché Alemanno rivaluta il fascismo? «Non rivaluta il fascismo. Alemanno è andato in Israele, io fui il primo uomo della destra italiana ad andarci nel 1962. È andato al museo della Shoah e ha riconosciuto l'orrore della Shoah. Dopo è stato incalzato con domande sul fascismo e non se l'è sentita di liquidarlo con due parole, male assoluto». Perché? «Per i motivi che le ho elencato, per il desiderio di non banalizzare. D'altro canto quando ci si interroga sulla mostrosità delle leggi razziali bisogna anche domandarsi chi spinse Mussolini nelle braccia di Hitler». Chi fu? «Furono gli inglesi che, padroni dei maggiori imperi del pianeta, mal sopportavano le aspirazioni di crescita degli italiani e di Mussolini. E così decisero le sanzioni per il semplice fatto che avevamo messo le mani sull'unico pezzo che avevano lasciato libero sulla Terra, l'Abissinia. I grandi fecero il vuoto, solo i tedeschi tesero la mano a Mussolini. E lui, che di Hitler pensava fosse una ridicola caricatura, dovette farselo alleato. Le leggi razziali furono un'infamia, sicuramente ne avrebbe fatto a meno. Visti anche i rapporti che aveva con gli ebrei. Fu un ebreo, Toeplitz, a finanziare il fascismo». Fini perà avverte: «Compito di una destra che vuole fare i conti con il passato è dire che non è equivalente chi combatteva per una parte giusta e chi, fatta salva la buona fede, combatteva dalla parte sbagliata». E dunque invita la destra a riconoscersi nei valori dell'antifascismo. Lei condivide? «Ripeto, le sue sono parole di un presidente della Camera. Ma è proprio della destra riconoscersi nella storia condivisa. La destra ha sempre ricercato una memoria condivisa. Finita la guerra, terminati gli ardori, la destra ha sempre riconosciuto l'altra parte. Già la grande destra immaginata da Almirante andò in quella direzione al punto che candidò Edgardo Sogno, medaglia d'oro alla Resistenza. È la sinistra che ha impedito la riconciliazione. Ha vietato per legge il congresso di Bari, ha impedito con la forza quello di Genova. E ha escluso qualunque tentativo di riconciliazione. Questo sarebbe bene lo si ricordasse. Sarebbe bene lo ricordasse anche il presidente della Camera».