Sinistra pazza per Ingrid ma lei sogna solo il Papa

Ingrid Betancourt entra a passo lento nella sede della Provincia di Roma. È appena arrivata da Castel Gandolfo, dove ha incotrato il Papa. Si è inginocchiata, l'ha abbracciato, gli ha confidato gli attimi più struggenti dei suoi anni di prigionia, nella selva. Benedetto XVI, racconterà poi al pubblico, gli ha dato la forza in quei giorni duri. E incontrare «l'essere della luce - come lo chiama lei - è la realizzazione di un sogno». Ad accompagnarla davanti a un plotone di giornalisti c'è Luca Zingaretti, che le dona il premio Provincia Capitale: un melograno «simbolo della vita e della fertilità». «È il mio nobel per te», la corteggia Zingaretti annunciando di aver spedito una lettera al governo della Birmania per poter incontrare a Rangoon Aung San Suu Kyi, leader dell'opposizione birmana e premio nobel per la pace. Poi tocca a Ingrid. Alle risposte in spagnolo o in francese. Di politica non vuole parlare: «Non è la mia priorità». Anche se è in corsa per una poltrona all'Unesco. E gli incontri con i maggiori esponenti della sinistra italiana non sembrano scuoterla. Lei vuole confrontarsi su altro. Vuole restituire al mondo il suo messaggio di convivenza, di pace. Di fede. Zingaretti la corteggia. Piero Fassino, mischiato tra i giornalisti, l'ascolta estasiato. Walter Veltroni la sera prima l'ha anche invitata a cena con tutti i familiari. L'ha corteggiata a suon di complimenti e abbracci il segretario Pd. Tanto da regalarle il «Libro dei sogni» di Federico Fellini, la maglia di Totti per il nipotino e un dvd con tutte le iniziative a suo sostegno nel 2003. Inoltre, il presidente della Provincia di Roma che le paga vitto e alloggio fino a domani, pranzerà con lei dopo la conferenza stampa assieme ai suoi uomini e Giuliana Sgrena. Betancourt è la più corteggiata del momento, dalla sinistra italiana. Ma lei ha orecchie e cuore solo per Ratzinger. «Marciavo dall'alba al tramonto - racconta la colombiana - Una sera ci siamo accampati e mi sono distesa, come sempre, angosciata. Disperata, perché non sapevo cosa aspettarmi dalle Farc. Tra i pochi "svaghi" c'era una radio. L'accessi e sentii il Papa pronunciare il mio nome». Ingrid si commuove. E con lei anche chi in questo momento ha il compito di tradurre le sue parole. La folla applaude. «Quella voce è stata come una luce, una speranza». Quel giorno inizia a pregare per un miracolo. «Non la mia liberazione. Volevo un segno, qualcosa che mi indicasse il momento in cui qualcosa poteva cambiare». Era da sei anni e mezzo prigioniera. E il 20 giugno scorso uno dei capi della guerriglia le disse che degli uomini sarebbero venuti a prenderli per liberarli. Per Ingrid era il miracolo. Il 2 luglio è di nuovo libera.Lo ricorda sospirando. «C'è qualcuno che sa ascoltarci», è il messaggio che vuole dare agli italiani. «Nella vostra mente - dice rivolgendosi alle telecamere - si crei lo spazio necessario per la pace. Usate la via democratica, la legge. La via per vincere è il cuore». Il soliloquio di Betancourt assume sempre più le sembianze di un Angelus. Ricorda che quando era nella selva il mondo fuori le sembrava bello, «ma uscita mi sono accorta che la gente ha paura di perdere quello che ha e rifiuta il prossimo. Rifiuta chi viene da fuori. E io so quanto è difficile sentirsi rifiutata. Ma se noi cambiamo il modo di pensare e affrontare il futuro si potrà cambiare». La quarantasettenne figlia della politica dedica tutto il suo discorso ai valori cattolici. Critica il consumismo eccessivo, «ci vuole una vita più sobria in questo mondo. Se riusciamo, nella fratellanza, questo sarà veramente un mondo azzurro». La voce di Benedetto XVI alla radio, l'incontro di ieri, la fede, i valori cattolici. Betancourt vuole portare questi insegnamenti nel mondo. «Aprite il vostro cuore al di là dei calcoli politici. Perché la nostra generazione deve prendere delle decisioni. Adesso».