Nicola Imberti n.imberti@iltempo.it Silvio Berlusconi ...

Il sondaggio fa parte del lavoro che l'Istituto, dalla fine del 2003, svolge direttamente per la Presidenza del Consiglio, e che Il Tempo pubblica in esclusiva. Si tratta di una ricerca settimanale che prende in esame gli eventi più rilevanti e li sottopone all'attenzione dell'opinione pubblica. Il campione è segmentato per sesso (48% maschi e 52% femmine), età (10% tra i 18 e i 24 anni, 19% 25-34 anni, 19% 35-44 anni, 16% 45-54 anni, 14% 55-64 e 22% oltre 65), ripartizione geografica (il 26% Nord-Ovest, 19% Nord-est, 19% Centro e 36% Sud-Isole). Al centro del sondaggio di questa settimana due fatti significativi: gli insulti del leader della Lega all'Inno d'Italia e il lavoro del governo, con particolare attenzione ai rifiuti napoletani. E i risultati riservano qualche piccola sorpresa. Nella categoria «prevedibile» c'è, ovviamente, il totale disaccordo degli intervistati rispetto alle parole pronunciate da Bossi e al suo dito medio alzato. Solo il 15%, infatti, è d'accordo con la frase «Mai più schiavi di Roma, mai più sudditi di uno stato centralista e fascista che trattiene troppe risorse». Mentre il 78% condivide le critiche del ministro della Difesa Ignazio La Russa che ha chiesto al Senatur di scusarsi con gli italiani. C'è però chi non si accontenta di semplici scuse (53%) e chiede, senza mezzi termini, le dimissioni del leader del Carroccio da ministro delle Riforme (26%). Solo un ristretto gruppo di irriducibili (5%), poi, gradirebbe che Bossi venisse processato per vilipendio. Pochi anche i «tifosi». Con un 3% che elogia il Senatur e un 1% che vorrebbe addirittura portarlo in trionfo. In sintesi, però, il 70% di coloro che sono stati «sondati» dall'Istituto Piepoli hanno poco o per nulla fiducia nel leader del Lega. Un dato che dovrà far riflettere Berlusconi anche se, pur bocciando il Bossi anti-Mameli, gli italiani promuovono l'esecutivo e il lavoro fatto sui rifiuti. Le percentuali, per la verità, non sono schiaccianti come quelle «raccolte» dal Senatur, ma la maggior parte degli intervistati è comunque con il Cavaliere. Così il 55% è d'accordo con il premier quando, da Napoli, annuncia: «Siamo riusciti in una missione impossibile, abbiamo risolto l'emergenza rifiuti in Campania in 58 giorni». Su per giù la stessa percentuale (54%) trova invece credibile l'ipotesi, avanzata da Berlusconi, che nel 2011 l'emergenza rifiuti possa dirsi «definitivamente conclusa». Mentre il 60% condivide il modo in cui è stato affrontato il problema. Si tratta di dati che, però, sembrano cozzare con un altro quesito. Interrogati sull'eventualità che gli annunci del Cavaliere altro non siano che «un'operazione di facciata esclusivamente mediatica e rivolta ai non napoletani», gli intervistati faticano a prendere posizione: il 46% pensa sia così, il 47% no. Insomma, qualche dubbio c'è, ma nel complesso i risultati raccolti da Piepoli sembrano confermare che la «luna di miele» tra Berlusconi e il Paese è tutt'altro che finita. Ma su questo punto sono in pochi a non essere d'accordo, anche all'interno degli schieramenti politici. Tanto che i più critici aspettano l'autunno quando, dicono, le cose cambieranno. Sarà ma, sfogliano la rilevazione condotta dall'Istituto, il premier sembra avere saldamente in mano la situazione. Un'impressione che trova conferma nella tabella che conclude il Tableau de bord. Secondo le opinioni raccolte, infatti, la classifica dei temi che gli italiani hanno più a cuore in questo momento vede al primo posto il lavoro e l'occupazione (37%) seguito da: economia (34%), sicurezza (28%) e giustizia (22%). Più staccati la scuola e la ricerca (12%) e l'ecologia (11%). Ultimi, con un misero 2%, i trasporti e le infrastrutture. Anche se non finisce sul podio quindi, gli intervistati inseriscono nei primi posti l'argomento giustizia che tante polemiche ha scatenato in queste ultime settimane. Il tutto con buona pace dell'Italia dei Valori. Azzeccata, almeno per ora, anche la scelta di anticipare la Manovra così come gli interventi sul tema della sicurezza che ieri hanno ottenuto il via libera dal Senato. Manca giusto qualche misura su lavoro e occupazione e Berlusconi potrà dire di aver risposto ai desideri degli italiani. Certo, l'obiezione è dietro l'angolo. Il problema, infatti, non è tanto quello che si fa, ma come lo si fa. Ma di quello si occuperanno altri sondaggi, magari in autunno. Per ora l'Istituto Piepoli non ha dubbi: il Cavaliere non verrà rimandato a settembre. Anche se forse farebbe bene a preoccuparsi un po' di più delle «sparate» di Bossi.