Il Pd prova a smarcarsi da Di Pietro
Il partito guidato Walter Veltroni, con la nascita delle due associazioni («Red» e «A sinistra») e l'apertura di sabato all'assemblea del Partito socialista, ha dato il chiaro segnale che è arrivato il momento di ripensare le alleanze. Ma per farlo deve prima staccarsi dall'Idv. Almeno questa è la condizione che impongono i centristi. Il deputato portavoce di Pier Ferdinando Casini, Roberto Rao, ha ammesso che «ormai c'è un vero e proprio corteggiamento del Pd nei confronti dell'Udc. Vogliono portare il loro partito in una posizione veramente riformista. E giocare a fare gli alleati con noi conviene soprattutto a loro». Insomma, Veltroni sta preparando la grande manovra d'avvicinamento a Casini, ma «devono restare lontani da Di Pietro - ha spiegato ancora Rao - che fa un'opposizione che a noi non piace per niente». Il portavoce ha ammesso che la prima mossa dovrà arrivara dall'altra parte, «perché non siamo noi a volerci spostare, ma loro. Tanto più che in questo momento siamo in parte tirati anche dal centrodestra, che ha ben capito l'opposizione seria e non pretestuosa che stiamo portando avanti». Del resto, prove d'intesa tra Veltroni e Casini ci sono da tempo. A iniziare dal 25 maggio, quando sull'emendamento salva-Rete4 si è creato l'asse Pd-Udc che ha ostacolato l'azione della maggioranza. E le aperture, reciproche, sono proseguite durante questo primo scorcio di legislatura. Casini è stato chiaro quando in un'intervista al Corriere ha consigliato a Veltroni «di scaricare Di Pietro». Pochi giorni dopo, il 2 luglio, Veltroni e Casini hanno firmato una lettera congiunta indirizzata al presidente della Camera Gianfranco Fini, accusando il governo di voler «espropriare il Parlamento con le proprie prerogative»: nasce così l'asse d'opposizione alla manovra finanziaria del ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Lo stesso giorno il leader centrista aveva parlato a lungo con Massimo D'Alema a un seminario sulla riforma elettorale (il sabato prima con Enrico Letta a un convegno a Piacenza) e portato Veltroni alla conclusione che bisoganava aprire subito un confronto con l'Udc. Il 3 luglio, ancora una volta, è partito un'appello dall'opposizione, stavolta invitando il governo ad «abbassare i toni» e occuparsi dei problemi concreti del Paese, a iniziare dalle famiglie. Ancora una volta l'asse era Veltroni-Casini. Ma è il coordinatore del Pd, Goffredo Bettini, a ribadire, il 4 luglio in un'intervista all'Unità, che il partito deve allargare la propria visione delle alleanze. L'Udc è in pole. E i socialisti, dopo il discorso «seduttivo» di Veltroni, non disprezzerebbero un'intesa. Anche ieri il deputato del Pd Giorgio Merlo ha detto che «il tema delle alleanze non è affatto secondario per il futuro del Partito democratico. Se Di Pietro prosegue la sua azione politica ispirata ad un rudimentale giustizialismo, ad una cultura forcaiola e a uno stile girotondino, sarà difficile e problematico proseguire e consolidare un'alleanza politico-programmatica per il futuro». Se Merlo spinge per testare nuove intese, ne è ancor apiù sicuro Ermete Realacci. «Dobbiamo allargare le alleanze - ha spiegato -. Certo, noi vogliamo mantenere una vocazione maggioritaria e raccogliere da soli consensi, ma il dialogo ora è aperto a tutto campo. Dall'Udc ai Socialisti», ha confermato Realacci. «Quella di Di Pietro non è un'opposizione che rispecchia una grande forza politica. Siamo disponibili a parlare con chi ha un programma chiaro». Di Pietro prosegue per la sua strada. Assicura di non essere geloso del rapporto privilegiato che c'è tra Veltroni e Casini. Ma i Democratici tentano di isolarlo nella sua protesta: per loro, questa, è la prima condizione per ripensare le alleanze.