Sole e cappelli dell'Equador E Silvio si rilassa in Sardegna

Si presenta poco prima di mezzogiorno per presenziare, come aveva promesso al conte Luigi («Luigino» come lo chiama lui) Donà delle Rose, alla cerimonia di inaugurazione della nuova torre campanaria della chiesa di San Lorenzo. Opera dello scultore Mario Ceroli, la struttura, in pino russo, è alta 24 metri e regge quattro campane dedicate agli elementi della natura (aria, terra, acqua e fuoco). Se ne sta lì sotto il sole, lontano dai gelidi scontri. Anche i giornalisti sono relegati lontano dalla prima fila, dove il presidente del Consiglio siede tra due signore, Roberta Alemagna, moglie del conte Donà delle Rose, e Marilena Barilla. Per resistere al gran caldo, Berlusconi si ripara anche sotto un cappello tipo «panama». Un cappello tipico dell'Equador, intrecciato a mano con fibre di una palma nana, la Ludovica palmata, chiamato così perché lo indossò il presidente degli Stati Uniti Theodore Roosevelt all'inaugurazione del Canale di Panama nel 1906. Un inedito tra i tanti copricapi sfoggiati dal Cavaliere. Ma qui può permetterselo. Qualche anno fa, sempre in Sardegna ma a Porto Cervo, sfoggiò un «total white» con tanto di bandana in tinta durante una passeggiata con Tony Blair. Del resto il Cavaliere ama rivedere il proprio guardaroba di tanto in tanto. Dal maglioncino girocollo legato al collo, al cappello da cosacco indossato in Russia durante una visita all'amico Putin, a quello da cowboy o da comandante della sua nave. Senza contare i periodi che lo hanno fatto innamorare delle t-shirt di raso sotto la giacca, della camicia blu senza cravatta. Del foulard nero con piccoli pois bianchi. L'unica costante, salvo gite al mare, è il doppiopetto al quale non si può proprio rinunciare. E infatti, anche stavolta a Porto Rotondo, col cappello bianco di Roosevelt fasciato col nastro nero preferisce abbinare camicia e bretelle scure e togliersi la giacca. Insomma, è la giornata giusta per rilassarsi. Già nel suo breve discorso, segna la distanza che sembra separarlo dalle fibrillazioni che scuotono gli ambienti politici. «La scelta della giornata di oggi per questa cerimonia è giusta - dice - perché è il solstizio d'estate. È una giornata di festa e di augurio. Un augurio che va soprattutto ai giovani. La tradizione vuole che le ragazze mettessero fuori dalle finestre dei fiori e due cardi e in base alla posizione dei cardi sceglievano il marito». Per il premier, in questo primo gioprno d'estate, gli italiani «hanno bisogno di serenità e di pensare a un futuro di benessere». Così decide di dare per primo l'esempio. E dopo una battuta («la giovinezza è una categoria dello spirito e non un fatto anagrafico») torna a sedersi non prima di aver accettato di buon grado di posare in foto con un gruppo di bambini in costume. «Mi è sempre piaciuto - dice scherzoso - fare le foto con i miei coetanei». Poi, durante la messa, un altro piccolo siparietto, quando il vescovo di Tempio Pausania si avvicina alle prime file per la comunione. Il premier, divorziato, non può accedere al sacramento e sussurra: «Ma quando è che cambiate questa regola che mi impedisce...». E monsignor Sebastiano Sanguinetti, sorridendo, replica: «Veda lei che è più altolocato...». Prima di andarsene per rientrare a Villa Certosa, si ferma anche a complimentarsi con il coro «Amici del canto sardo» di Sassari, che ha accompagnato la funzione religiosa e a cui promette un invito a esibirsi a casa sua. Infine, prima di congedarsi, consueto bagno di folla, con firma di autografi e foto ricordo. C'è tempo prima di tornare a immergersi nelle «cose del Palazzo».