Susanna Novelli s.novelli@iltempo.it È caduto un altro tabù ...

«Mi fa piacere che il ministro dell'Interno sia Roberto Maroni, una persona con la quale ho già collaborato nei cinque anni del precedente governo Berlusconi, una persona seria e molto determinata. La sua nomina - ha evidenziato Alemanno - fuga i fantasmi di chi vedeva ministri leghisti nemici di Roma». A confermare la collaborazione con la capitale per l'emergenza sicurezza, è lo stesso Maroni. «Faremo fronte comune con Roma e con le altre città - sostiene il ministro - Sono convinto che nel mondo delle autonomie il rapporto con i sindaci sia fondamentale per il contrasto all'illegalità. Una collaborazione che si è definita con i patti territoriali che tuttavia sono rimasti, per quanto riguarda Roma, solo carta». La «carta» però si deve trasformare in azione concreta in tempi brevissimi. E per questo il «pressing» di Alemanno è tale che già ieri ha consegnato al ministro cinque proposte, definite da Maroni «ottimi suggerimenti». Nel complesso, Alemanno chiede la revisione del patto per la sicurezza, la riduzione dei circa 85 campi nomadi, la cooperazione con i paesi neocomunitari per scongiurare che gli allontanati rientrino e, infine, è tornato a chiedere a Maroni di presiedere una delle sedute del Comitato per l'ordine e la sicurezza. Il «patto per Roma sicura», siglato dopo l'omicidio Reggiani dall'ex sindaco Veltroni e dall'allora ministro Giuliano Amato, «è rimasto sostanzialmente inattuato - afferma Alemanno - i quattro milioni di euro per l'illuminazione sono stati erogati, ma gli undici milioni di euro previsti dalla Regione Lazio non ci risultano impiegati. I quattro villaggi della solidarietà poi sono stati un'ipotesi accantonata». Per il sindaco, inoltre, è necessario che chi lavora in prima linea su questi temi faccia proposte a chi lavorerà al decreto sulla sicurezza. «Alcune proposte le abbiamo già fatte, altre arriveranno anche dal senatore Mantovano. Di questi temi, poi, ne parlerò anche il presidente della Regione Piero Marrazzo e con quello della Provincia, Nicola Zingaretti». Al di là del complesso lavoro sulle normative e sulla collaborazione con i Paesi interessati al fenomeno dell'emigrazione,(«rafforzeremo la cooperazione con Libia e Romania», ha assicurato Maroni) occorre sin da subito una vasta e coordinata azione delle froze di polizia. Su questo Alemanno è più che esplicito: «Entro poche settimane le forze dell'ordine saranno in grado di incidere sulle forme principali del degrado - ribadisce il sindaco - per riuscire a sconfiggere il commercio abusivo, il caporalato, il racket dell'accattonaggio, non solo minorile, e la prostituzione». Il ministro poi non ha voluto anticipare il contenuto di un pacchetto sulla sicurezza che definisce però «quasi pronto». Il problema sicurezza, tuttavia, rischia di assumere caratteri ben più drammatici proprio nel Lazio. Ieri, nel rapporto Rapporto sulle presenze della criminalità organizzata a Roma e nel Lazio, elaborato dall'Osservatorio per la sicurezza e la legalità si denuncia la presenza tra le 60 e le 70 cosche mafiose provenienti da altre regioni e vivono sul territorio circa 300 persone associate o collegabili ad organizzazioni criminali. «Mi rivolgo al governo, mi appello a Maroni e sostengo Alemanno - ha detto il presidente Marrazzo - come Regione daremo tutte le risorse per assicurare la lotta alla criminalità e alla illegalità diffusa, ma che nessuno faccia finta che non ci sono altri problemi». Anche il presidente Zingaretti ha tenuto a ricordare come «sul patto per la sicurezza la Provincia ha fatto la sua parte, rispettando gli obiettivi e investendo 1,5 milioni di euro. Se ora è necessario rivedere delle scelte - sostiene Zingaretti - siamo d'accordo, ma in un quadro di concertazione anche con la Provincia di Roma». Sugli undici milioni della Regione, poi, l'assessore alla Sicurezza, Daniele Fichera precisa: «Gli 11 milioni sono triennali e i primi quattro milioni sono stati stanziati dalla giunta regionale proprio nei giorni scorsi».