Il Cav al rush finale

E non è un caso. Napoli e la Campania sono una tappa decisiva. Perché qui si assegnano un gran numero di senatori, perché il vantaggio della Pdl non è tale da stare tranquilli, perché qui - come racconta il leader del Pdl - due anni fa il vantaggio del centrodestra era certo, poi gli scrutini nella notte del voto si fermarono e alla fine ripresero con la Campania che era andata a sinistra e le schede bianche erano sparite. Ma soprattutto perché Napoli e la Campania sono il simbolo dello sfascio del centrosinistra, l'emblema del disastro del Pd, l'effige del malgoverno della coalizione ereditata da Veltroni, che un po' per caso e un po' per destino anche lui in questo venerdì gira da queste parti ma evita il capoluogo. Un malgoverno la cui immagine sta travolgendo quella dell'intera Italia. Tanto che Berlusconi si lascia prendere la mano: «Il primo consiglio dei ministri si terrà a Napoli». E ancora: «Il presidente del consiglio resterà a Napoli fino a quando non si sarà avviato a soluzione il problema dei rifiuti». Forse affiancato da Barbara Contini, la donna che fu spedita a ricostruire l'Iraq. Il leader del Pdl non si lascia invece sfuggire possibili soluzioni, sulla scrivania giacciono diversi progetti per risolvere il dramma munnezza. Mentre sta lavorando già ad un grande evento che si possa tenere all'ombra del Vesuvio, tipo G7 del '94, e che possa rilanciare l'immagine positiva della città. Se lo lascia scappare dopo aver chiacchierato nel roof garden dell'albergo Vesuvio, uno dei ristoranti più belli dove hanno pranzato i grandi del mondo e che ora è chiuso per carenza di clienti. Si vedrà. Intanto si lavora per vincere. «Il Partito democratico ci accusa di non parlare di mafia e camorra? - attacca - Devono vergognarsi, la metà dei consiglieri della Regione Campania sono indagati e purtroppo la Campania ha il più alto numero di consigli comunali che sono stati sciolti per infiltrazioni camorristiche». Piove su Napoli. La piazza si scalda a fatica come in una fredda giornata di inverno. Ci sono i disoccupati che accolgono Berlusconi, s'arrampicano sulle terrazze di Palazzo Reale per faris vedere. Ci sono gli striscioni dei candidati, le ragazze di «Silvio ci manchi». Compare Carmen Russo con Enzo Paolo Turchi. Sul palco Berlusconi non usa giri di parole. Avverte subito: «Nel primo consiglio dei ministri ci saranno provvedimenti duri e impopolari, per questo il 13 e il 14 aprile è necessario un consenso largo che garantisca buoni numeri alla Camera e al Senato». Serve una maggioranza larga. Larga per fare riforme profonde. Ricorda come il centrodestra sa sorridere a differenza del centrosinistra. «Abbiamo vinto al ballottaggio di Oristano per una battuta. Ho ricordato come il loro presidente della Regione Sardegna Renato Soru, dava la mano guardando da un'altra parte». Se la prende con Veltroni: «Il suo slogan? Come fa, "si può fare". Dovrebbe essere "si può bluffare"». E ricomincia: «Venendo in macchina, parlavo con il mio assistente e ricordavo come mi ricorda quei titoli di coda dei film: "I personaggi non hanno a che vedere con fatti realmente accaduti"». Si fa serio. Ripromette che al primo consiglio dei ministri toglierà l'Ici sulla prima casa. L'entusiasmo cresce, dalla prima fila parte una sparata di coriandoli e lui: «Mi fanno concorrenza sleale». Fini attende in piedi dietro il palco, chiacchiera con Sestino Giacomoni, l'ombra del Cav. Ci sono Mario Landolfi e Italo Bocchino, Stefano Caldoro, Mara Carfagna e Alessandra Mussolini relegata in un angolo se la prende un po'. C'è il clima di una coalizione che sente la vittoria vicina, Paolo Bonaiuti ha freddo e si va a chiudere in macchina dopo una spesuccia al caffè Gambrinus. La piazza no, è calda. Napoli è una delle città in cui la scorta deve lavorare di più perché la gente lo vuole toccare senza freni. Berlusconi dal palco parla. Va avanti. E si concede anche una gaffe: «Veltroni - dice testualmente - ci ha fatto credere che il cambiamento a sinistra era possibile, che lui era stato folgorato sulla via di Damasco come San Pietro». Ma ad essere folgorato sulla via di Damasco fu Saulo, che poi divenne San Paolo. Sono gli scherzi del finale di campagna elettorale.