Verna: «Il Pdl prepara l'ipotesi

Stachiamando alle armi, anzi al mettere mano al portafoglio tutti gli italiani? «Dopo l'abbandono dei francesi una soluzione che preveda l'azionariato diffuso con un aumento di capitale consistente è una della poche soluzioni per salvare le compagnia». Che dimensioni dovrebbe avere l'aumento di capitale? «Un miliardo di euro in nuove azioni in maniera da diluire la quota in mano al Tesoro al di sotto dell'attuale 49,9%». Questa somma sarebbe sufficiente? «No. La raccolta di fondi deve essere accompagnata da azioni mirate alla ristrutturazione del debito. Serve allungare le scadenze di pagamento verso il medio e il lungo termine e integrare le fonti di finanziamento con opportune leve finanziarie. La massa di liquidità raccolta dovrebbe essere messa a sostegno del piano industriale indirizzato a rendere la compagnia competitiva». Chi avrebbe interesse a mettere soldi in un'azienda che allo stato attuale è a un passo dal fallimento? «Oltre ai partner finanziari internazionali, che dovrebbero comunque restare minoritari o comunque nel ruolo di partner silenti per conservare l'italianità della compagnia, è opportuno un accordo sindacale per coinvolgere i lavoratori Alitalia nel nuovo ceto azionario della compagnia». In che misura dovrebbero entrare i dipendenti? «Si tratta di 20 mila dipendenti a cui sarebbe riservata una percentuale compresa tra il 10 e il 15% del capitale. Partecipando direttamente al ceto azionario avrebbero il giusto ruolo e la corretta tutela». Sarebbe possibile anche fare ricorso allo strumento della cartolarizzazione? «Sì in linea di principio. Alitalia emette biglietti e ottiene flussi di denaro. In teoria tutti i ticket sono cartolarizzabili. E cioè sono monetizzati sul mercato monetario internazionale attraverso l'emissione di bond con specifiche garanzie civilistiche». Salvare Alitalia è missione quasi impossibile. Ha già in mente qualcuno tra i possibili sostenitori? «Non penso ai nomi dei grandi industriali italiani che spesso ricorrono negli ambienti economico-finanziari del nostro Paese. In Italia la vera spina dorsale della nostra economia è la Piccola e media impresa che ha sia l'orgoglio, sia le capacità di acquisire ma soprattutto di ricapitalizzare la nostra compagnia di bandiera». Resta il problema del gestore. Del partner industriale. Ha in mente qualcuno? «Penso a un'alleanza con un grande vettore internazionale. In questo senso anche la russa AereoFlot potrebbe essere coinvolta in quanto da sempre interessata agli «slot» (le finestre di decollo e atterraggio negli aeroporti ndr) italiani. L'italianità della compagnia sarebbe comunque indiscussa». Un piano difficile da realizzare senza l'avallo di un governo forte dei suoi pieni poteri. «Nulla vieta per ora agli analisti di lavorarci. È chiaro che solo il Governo che andrà ad insediarsi nelle prossime settimane a Palazzo Chigi, potrà e dovrà assumersi le scelte ormai improrogabili».