Paolo Zappitelli p.zappitelli@iltempo.it Chi gli vuole ...

Un ragionamento che però Clemente Mastella da Ceppaloni, l'uomo che ha fatto cadere il governo Prodi e che oggi nessuno vuole più ricandidare, non ha ancora intenzione di accettare. Sia perché la moglie Sandra Lonardo lo spinge a tentare la «mission impossible» di una lista nazionale, dove figura più di qualche familiare, sia perché l'orgoglio è quello di provare a vincere contro tutto e contro tutti. Anche contro Berlusconi, nei confronti del quale, in un'intervista a «Libero», Mastella non ha avuto commenti teneri. «Berlusconi — ha spiegato - ha dichiarato più volte che per lui la riconoscenza è tutto e che mi considerava parte di un'alleanza. Poi è bastato il no di un Fini o di un Maroni qualunque per sconfessarlo. Allora delle due l'una: o Berlusconi non conta più nulla, oppure è il gioco delle parti». Mentre Clemente si sfoga, Mauro Fabris — vicentino e in teoria quanto di più lontano possa esistere da Mastella, eppure con lui fin dal primo momento, dal '98, quando fondò i Cristiano Democratici per la Repubblica — sta invece tentando l'operazione recupero con Silvio Berlusconi, Il ragionamento è semplice: in questo momento l'idea di presentare una lista Udeur, a cinque giorni dalla scadenza dei termini, è fuori da ogni logica. Così come quella di tentare di trovare un posto nelle liste del Pdl. La via d'uscita, di cui Fabris ha parlato con il Cavaliere, è una resa più che onorevole: l'ex ministro della giustizia rinuncia a candidarsi, si mette da parte per un po' e in cambio potrà avere un seggio alle prossime europee o un posto alle prossime elezioni. Considerando anche il fatto che neppure questo governo potrebbe durare più di un paio d'anni. Il «sacrificio» di Clemente consentirebbe nel frattempo a un gruppetto di parlamentari dell'Udeur di trovare ospitalità nelle liste del Pdl alle elezioni di aprile. Ma della tela che sta tessendo Mauro Fabris in quel di Ceppaloni pare proprio che non ne vogliano sentir parlare. Anzi. Il capo della segreteria dell'ex ministro, Francesco Borgomeo, promette sorprese e garantisce che la lista dell'Udeur ci sarà eccome. «Stiamo vagliando le candidature di tanti giovani che vogliono stare con noi — racconta — Sono talmente numerosi che non riusciamo a verificare i dati di tutti». E il tentativo è quello di convincere a candidarsi addirittura Luciano Moggi. Nel frattempo però prosegue la fuga dal partito. Ieri è stata la volta la volta del capogruppo a Palazzo Madama Tommaso Barbato, protagonista della rissa in Senato il giorno della sfiducia a Prodi, e del vicesegretario Antonio Satta. Entrambi hanno dato dato l'addio ufficiale, seguendo i tanti dirigenti locali che hanno lasciato il partito: l'altro vice segretario Marco Di Stefano, il segretario organizzativo Angelo Picano e i deputati Gino Capotosti e Paolo Del Mese. Quest'ultimo, tra l'altro, uno degli uomini-chiave del partito in Campania. Per lui, come per Satta, è probabile una candidatura con il Mpa di Raffaele Lombardo. Defezioni alle quali Mastella ha replicato sdegnato: «Siamo a un livello morale incredibile». Aggiungendo però un «pazienza, torno volentieri a fare le cose che facevo da ragazzo. Recupererò una mia serenità che in tanti anni non ho mai avuto e di cui non ho mai goduto». Mauro Fabris spera.