Nel parterre la Roma "buonista" e quella chic

[...]dal parterre arriva il commento che è a metà tra presagio e sberleffo: «Vedrai che tra cinque anni si scambiano di nuovo le parti, Rutelli candida Veltroni sindaco e viceversa». E in effetti i destini dei due si incrociano da oltre un decennio. Da quando, ad esempio, nel '97, Veltroni era ministro per i beni culturali del governo Prodi e «benedisse» il restauro della statua del Marco Aurelio voluta dal sindaco Rutelli, passando per il 2001 quando i due si scambiarono per la prima volta i ruoli fino ad arrivare all'ultima inversione delle parti. Ieri mattina al Palalottomatica si è così mescolata la Roma rutelliana e quella veltroniana, la capitale «scicchettosa» e più salottiera di Rutelli a quella giocata sulle note della solidarietà e della commozione di Walter Veltroni, due modi completamente opposti di fare il sindaco. Ognuno comunque per sette anni, in un equilibrio perfetto. Così come sono stati speculari i tempi degli interventi di Walter e Francesco, mezz'ora per uno, anche se al vicepremier, salito per secondo sul palco, è toccata l'immagine di un palazzetto che, mentre parlava, via via andava svuotandosi. Ma se i tempi sono stati gli stessi i discorsi dei due leader sono stati completamente diversi. Veltroni ha ripercorso le tappe dei suoi sette anni da sindaco e nei 30 minuti sul palco ha «declinato» tutti i suoi temi preferiti: la solidarietà, ricordando le visite degli studenti in Africa e negli ex campi di sterminio nazisti, la capacità di mettere insieme destra e sinistra — facendo abbracciare sul palco la mamma di Valerio Verbano, il ragazzo ucciso dagli estremisti di destra, e Giampaolo Mattei, fratello dei ragazzi Mattei morti nel rogo della loro casa a Primavalle appiccato da estremisti di sinistra — il cinema, con il ricordo di Alberto Sordi morto esattamente cinque anni fa e di Fellini. E lo sport, con il «colpaccio» del videomessaggio di Francesco Totti che ha ringraziato Walter «un amico della Roma e della città». Alla fine il suo discorso si è chiuso con la stessa canzone usata nella sua campagna elettorale del 2001, la «Sera dei miracoli» di Lucio Dalla. Seguita da «Beautiful day» degli U2. Rutelli, sciolto l'abbraccio con Veltroni, «gioca» su temi e tasti completamente diversi. Iniziando dal rispolverare qualche frase in romanesco, raccontando di come è nata la sua nuova candidatura a sindaco — «il primo a proporla è stato Bettini, poi Walter mi ha chiamato e mi ha detto: "a France' se per caso ti andasse..." — poi fissando i punti di quello che sarà il primo punto se sarà eletto sindaco, dare una soluzione al problema della casa. Nessun colpo a sorpresa, nessuna «mozione degli affetti». Anche se in platea, tra i tanti che hanno lavorato in Campidoglio nei sette anni di Rutelli la domanda più frequente è stata «che fai torni anche tu?». Qualche minuto dopo l'una l'ex vicepremier finisce il discorso, scende dal palco e abbraccia i suoi sostenitori. Veltroni, si alza e si concede la sua passarella nell'altra metà del Palalottomatica. Le strade di Francesco e Walter si dividono. Ma c'è chi giura che la steffetta non sia ancora finita.