"Larghe intese se vinciamo di misura"

— come ha ripetuto ieri sera ospite a Matrix da Enrico Mentana — e hanno sotto gli occhi i disastri che ha combinato il centrosinistra».Piuttosto è più preoccupato di quello che il centrodestra dovrà fare una volta tornato al governo, delle difficoltà che troverà «perché il tesoretto non c'è e anche l'Europa è preoccupata per i nostri conti». Ma Berlusconi non spinge più di tanto l'acceleratore verso l'avversario Walter Veltroni anche se il segretario del Pd, in «quasi» contemporanea a «Porta a Porta» lascia da parte il fair play e lo attacca duramente. Anzi, il leader del Pdl a una domanda di Mentana rilancia la grande coalizione e il dialogo con il Partito Democratico. «Il risultato elettorale non credo possa essere diverso da quello che tutti si aspettano — ripete — cioè una vasta maggioranza alla nostra parte politica anche in Parlamento che ci attribuisca il dovere di governare. Se però il risultato dovesse essere simile a quello di due anni fa, non avremmo esitazione a proporre di condividere le responsabilità di governo, il Paese ha bisogno di una vasta concordia per risolvere i problemi». Un governo di larghe intese, dunque, che riesca a realizzare le riforme che né centrodestra né centrosinistra sono riusciti a fare fino a oggi. L'intervista con Mentana tocca tutti i temi sul tappeto, dalle alleanze in Sicilia ai ministri del prossimo governo — Lucio Stanca ci sarà sicuramente «perché sarebbe un errore non consentirgli di finire il lavoro svolto nell'innovazione della pubblica amministrazione» — agli alleati presenti e passati. Su Pier Ferdinando Casini il leader del Pdl si concede una lunga digressione, raccontando che «con lui non ho avuto di certo un rapporto positivo fin dal '94». E sull'adesione dell'Udc nel Pdl, Berlusconi spiega di non avere mai avuto grandi illusioni: «Casini aveva deciso di andare da solo da molto tempo. Venerdì c'è stata l'ultima telefonata tra di noi e lunedì sono usciti i suoi manifesti elettorali. Ci vogliono venti giorni per prepararli, non è possibile realizzarli in soli tre giorni». Diverso il rapporto con Fini — «non ci sono mai stati fatti in passato che hanno chiuso il dialogo» — recuperato quello con Dini — «sarà nelle nostre liste» — definitivamente archiviata la possibilità di far entrare Clemente Mastella. «Sento riconoscenza nei suoi confronti — commenta — ma purtroppo i personaggi che passano da una parte all'altra dello schieramento non piacciono ai nostri elettori. Nei sondaggi che abbiamo fatto veniva addirittura messa in dubbio la possibilità di votare il Pdl se ci fosse stato Mastella». E a proposito di sondaggi Berlusconi cita gli ultimi che gli sono arrivati: Popolo della Libertà al 46 per cento, Pd al 36. A Mentana che chiede quali saranno i provvedimenti che farà il prossimo governo l'ex premier spiega che la strategia è sempre la stessa, «non ci sono ricette miracolose, c'è la solita ricetta liberale, meno tasse e maggiori entrate». Quindi «anche in questo programma elettorale, come in quello del 2001 prevediamo aiuti alle nuove aziende, nessuna tassa per i primi tre anni ai giovani imprenditori e 5% sugli utili degli anni successivi». E ancora detassazione della tredicesima e degli straordinari «anche per incrementare la produttività». Restano le grandi opere e Berlusconi ribadisce quella che sarà l'obiettivo più alto: «Costruiremo il ponte sullo stretto di Sicilia. Il progetto er il quale noi abbiamo lavorato 5 anni e la sinistra ha distrutto in 5 minuti».