Paolo Zappitelli p.zappitelli@iltempo.it Non esiste ...

Ma se c'è il leader dell'Italia dei Valori è scontato che nella stessa formazione non ci possa essere anche Clemente Mastella. Come è vero che Baccini e Tabacci sono intenzionati ad andare avanti sulla loro strada anche senza Pier Ferdinando. Anzi, i più maliziosi tra i centristi dicono che ai due tutto sommato l'assenza di Casini faccia anche piacere. E così la situazione si ingarbuglia sempre di più. Per il momento c'è la volontà, da parte del gruppo dei «tabaccini», come sono stati soprannominati, di formare una nuova formazione un minuto dopo la crisi di governo. Per presentarsi già alle prossime elezioni. «Adesso — spiega un deputato centrista — non possiamo muoverci perché Di Pietro, coerentemente, resta fedele alla coalizione con la quale è stato eletto. Ma se si va al voto è chiaro che noi siamo pronti a partire». Con quella «Cosa Bianca» di cui si parla da tempo e che ruota molto attorno all'ex leader della Cisl Savino Pezzotta. Il quale ieri ha però spiegato quale potrebbe essere il suo approdo. Che non sembra un'unione con Clemente Mastella. «Per ora — ha spiegato — non me la sento di mettere questa o quella casacca. Se fossi in cerca di uno scranno in Parlamento mi tapperei il naso e andrei avanti per quella strada. Ho già rifiutato un'occasione simile per ragioni etiche, mie personali. Ora, con i miei amici, voglio continuare a battermi, da fuori, per una buona politica». Poi arriva la «stoccata»: «Non potrei mai iniziare un percorso comune insieme ad un politico condannato dalla magistratura se davvero l'obiettivo è quello di costruire, o riaggregare, un'area moderata che sia veramente nuova, anche sotto il profilo dell'immagine, a cominciare proprio dal personale politico». Una formazione come questa potrebbe avere un forte potere di attrazione anche su qualche altro moderato del centrosinistra, specialmente dentro il Partito Democratico. Gerardo Bianco, ad esempio, ma anche una teodem come Paola Binetti. Fuori, per il momento, da questa aggregazione ci sono Clemente Mastella e Pier Ferdinando Casini. Entrambi però decisi a costruire una formazione di centro. Il leader dell'Udc ha chiamato l'ex ministro della Giustizia subito dopo la sua relazione alla Camera e insieme hanno parlato proprio di una futura alleanza. Ma il problema dell'ex presidente della Camera è quello di dover rinunciare a una parte del partito (Baccini e Tabacci) nel caso si allei con Clemente. E da parte sua il leader dell'Udeur non può entrare nella «Cosa Bianca» perché c'è già Antonio Di Pietro. E dunque? Un «centrista» di lungo corso come Mauro Cutrufo, oggi nella Dc per le Autonomie, non crede ad esempio a un'alleanza tra Mastella e Casini. «Non credo che si metteranno insieme nello stesso partito — commenta — Più probabile che Mastella scelga di andare nel Partito del Popolo delle Libertà. Dove andremo anche noi». Una ipotesi che sostengono anche alcuni parlamentari dell'Udc. Spiegando che Mastella avrebbe già chiuso l'accordo per avere 20 deputati e 10 senatori da ospitare nelle liste di Forza Italia. Un accordo che il capogruppo alla Camera Mauro Fabris nega. Anche se non lo considera esagerato: «L'Udeur farebbe scattare il premio di maggioranza per il Senato in diverse regioni (Campania, Puglia, Lazio, Piemonte e Calabria), e parte di quei senatori in più spetterebbero a noi».