Nicola Imberti n.imberti@iltempo.it Alle cinque del ...

Ma, nonostante la consegna del silenzio, dalla stanza arrivano grida di gioia. I primi esponenti del comitato a presentarsi sono il senatore liberaldemocratico Natale D'Amico e Gad Lerner. Guzzetta li accoglie urlando «alla grandissima». Qualcuno propone di brindare, ma il presidente li stoppa subito: «Aspettiamo Mario». E, alle 17.15, accompagnato dalla moglie, Mariotto Segni, simbolo vivente di questa battaglia referenderia, arriva. «Sono emozionato e commosso» esordisce. Poi un lungo abbraccio con Guzzetta. «Hanno fatto presto - commenta -. Non sono mai stati così veloci, per fortuna». Intanto la sede prende vita. Si cerca un frigorifero per le bottiglie. Qualcuno ironizza sulla «triste» sorte di Clemente Mastella («Pure questa. Veramente una giornataccia per lui»), ma i più lungimiranti temono che le vicende giudiziarie del Guardasigilli aprano la strada ad una crisi che porti dritta alle elezioni. Meglio non pensarci. Oggi è un giorno di felicità. Felicità per una decisione che nessuno si aspettava potesse arrivare così presto («Evidentemente c'è stata un'ampia maggioranza, ma è solo una congettura» commenta il verde Marco Boato). Felicità perché, finalmente, «la parola torna ai cittadini». «Si voti al più presto» incalza D'Amico. «Faremo di tutto - spiega Guzzetta - per spazzare via tutti i tentativi regressivi impedendo al Parlamento di continuare lungo la strada involutiva che ha intrapreso con la bozza Bianco. Un testo che pretende di presentare come grande novità un sistema cancellato nel 1993». Avanti quindi con la campagna referendaria il cui slogan sarà: «Adesso sì». Prima, però, meglio togliersi qualche sassolino dalle scarpe. Guzzetta critica le ingerenze di Fausto Bertinotti e ringrazia Gianfranco Fini e Arturo Parisi. Poi si rivolge direttamente ai partiti: «Ora è il momento della chiarezza. Prendete posizione». Più in là Boato spiega che, per fermare il referendum, bisognerebbe tornare al Mattarellum. Forse se ne discuterà oggi pomeriggio nella riunione del comitato promotore. In ogni caso, assicura Segni, «la sentenza della Corte è un grande motivo di speranza. Oggi è una bella giornata». Brindiamo.