Maurizio Gallo m.gallo@iltempo.it «Da ora in poi Prodi è a ...

I toni usati dal deputato del Pdci Gianni Pagliarini, 46 anni, da ieri ex presidente della Commissione Lavoro della Camera sono comunque pacati. Pagliarini ha votato sì al maxiemendamento, fedele alla disciplina di partito e alla coalizione. E ha annunciato le sue dimissioni. Perché, onorevole? «La richiesta della fiducia è anomala. Il Parlamento aveva esaminato il testo del protocollo attraverso la Commissione. Si era giunti a una sintesi preziosa e in grado di tenere insieme tutta la maggioranza». E invece... «Invece, improvvisamente e senza motivo, il governo ha posto la fiducia. Non per salvaguardare quel lavoro, ma per metterlo in discussione». Per quale motivo lo hanno fatto? «Ci sono state pressioni, in particolare da parte di Dini, che ha deciso di usare il welfare scientificamente per mettere in difficoltà il governo sollevando obiezioni pretestuose sui lavori usuranti. L'ho sfidato a un confronto pubblico su questo. Lui se ne è ben guardato, perché sa di non avere argomenti. Ma la cosa più grave è che Prodi ha ceduto al ricatto e ha sfiduciato la sua maggioranza. Un errore gravissimo». Ma Dini poneva un problema di spesa. «Il primo dei punti saltati è quello sugli usuranti, approvato dal relatore e dal governo, che aveva assicurato non ci sarebbero stati aumenti di spesa. Quindi non è saltato per un problema di merito, ma perché era stato indicato da Dini per dimostrare che ha potere d'interdizione nei confronti dell'esecutivo. E lo sbaglio è stato proprio avergli dato questo potere». Poi c'è la questione dei rapporti tra Camere e governo, di cui ha parlato anche Bertinotti. «Anche il ruolo e la centralità del Parlamento sono stati messi in discussione. Adesso è necessario riflettere sull'equilibrio fra gli atti di concertazione e tale ruolo. Il mio gesto ha lo scopo di spingere verso questa riflessione». E adesso? «Da oggi nulla sarà come prima. Da ora in poi il governo è a rischio».