L'Udc pronta a mollare Fini

Dura e assolutamente contraria quella della Lega. Insomma, dopo giorni di polemiche, Berlusconi sembra aver rotto l'assedio degli alleati. E pensare che anche la giornata di ieri era iniziata sulla falsariga delle precedenti con Gianfranco Fini all'attacco sulle pagine di Repubblica e Pier Ferdinando Casini a dargli man forte durante la trasmissione In mezz'ora di Lucia Annunziata. Poi il colpo di teatro. I primi segnali arrivano dal vicepresidente dell'Udc al Senato Mario Baccini che reputa «positiva l'apertura di Berlusconi alle riforme». «In questi giorni di riflessioni e diverse conversioni - aggiunge -, assistiamo a prese di posizione di buon senso, talora lungimiranti. Ci auguriamo, a questo punto, che, una volta trovata la luce sulla via di Damasco, alle parole seguano i fatti e che non si tratti di mera tattica». Posizione che ricalca quella di Pier Ferdinando Casini che, pur rimanendo in silenzio, lascia filtrare una certa soddisfazione per l'apertura sulle riforme, ma bolla come un momento di propaganda l'annuncio del nuovo partito. In realtà fonti vicine al leader centrista parlano di un possibile accordo tra Casini e Berlusconi per tagliare fuori Alleanza Nazionale. Chi si taglia fuori in anticipo dalla partita, invece, è la Lega che con Umberto Bossi boccia nettamente la proposta del Cavaliere. «Il nuovo partito lanciato da Berlusconi? È solo un favore a Prodi - commenta il leader del Carroccio intervistato dall'Ansa -. La forza di Berlusconi, infatti, è sempre stata la sua capacità di coordinamento. Il suo saper tenere uniti. Con il nuovo partito andrebbe quindi in una direzione differente rispetto a quando ha fatto fino ad ora». E alla bocciatura di Bossi si uniscono quelle di Roberto Maroni e Roberto Calderoli. Il primo spiega che la Lega è orientata soprattutto alle riforme per questo in settimana incontrerà il segretario del Pd Walter Veltroni. «I sette milioni di firme che Berlusconi ha annunciato di aver raccolto - gli fa eco Calderoli - non sono la sottoscrizione di un nuovo partito ma un campanello d'allarme di un popolo che vuole risposte. I cittadini vogliono il cambiamento, le riforme e in assenza di risposte possono reagire male».