dall'inviato Laura Della Pasqua ...

Alleanza nazionale stringe d'assedio Forza Italia. A ventiquattr'ore dal via libera della Finanziaria al Senato, nel centrodestra è il momento della resa dei conti e dei chiarimenti. Il convegno di Assisi dal titolo «Il tempo delle scelte» diventa così la platea ideale per incalzare Berlusconi sulle nuove strategie politiche. Mentre Fini a Roma prende di petto Berlusconi, ad Assisi lo stato maggiore della destra, (proprio Gasparri e La Russa considerati i «berluscones» della destra), gioca d'anticipo invitando il vicepresidente dei senatori del Pd Nicola Latorre a dire la sua sulla legge elettorale. Non si possono ancora definire prove tecniche di dialogo ma il segnale c'è: per An la discussione sulla legge elettorale è la strada maestra da seguire e Berlusconi questa volta deve dare ascolto agli alleati. Da Gasparri e La Russa il messaggio è chiaro e entrambi questa volta usano toni duri, quasi ultimativi verso FI: la cosiddetta spallata non c'è stata, bisogna prenderne atto e avviare una fase nuova, quella della riforma elettorale. In sostanza «non possiamo rimanere con le mani in mano aspettando che sia Dini a prendere una iniziativa che spetta a noi» tuona Gasparri, il primo a dar fuoco alle polveri chiamando in causa direttamente Schifani, vicino a lui sul palco del convegno. «Chi guida la coalizione deve tenerla unita e non alimentare frammentazioni e individualismi» incalza Gasparri alludendo alla marcata attenzione di Berlusconi per La Destra di Storace. Non solo. An non ci sta ad essere bollata come l'alleato che al Senato non s'è dato da fare per far cadere Prodi. «Basta con i sospetti» tuona il portavoce Andrea Ronchi che dice anche basta alla guida monocorde della Cdl. «Non siamo sotto padrone, non siamo in una caserma, come alleati abbiamo il diritto di dire le nostre idee». Il che non vuol dire rimettere in discussione la leadership della Cdl. La Russa e Gasparri su questo sono chiari: «Berlusconi si tolga di mente che la nostra proposta di dialogo sulle riforme è una miserrima guerra per la leadership. Noi vogliamo determinare nella Cdl la direzione da seguire». Quanto al dialogo sulle riforme «Berlusconi deve capire che anche se la proposta di aprire sulla legge elettorale parte da noi e non da lui, può essere giusta e vincente ed è necessario che la Cdl la segua». La sfida però è rivolta anche alla maggioranza che ora, dice An, deve presentare una proposta altrimenti c'è il referendum. Ma di dialogo sulle riforme FI non vuol sentir parlare. «Il governo è alla vigilia della caduta e la legge elettorale è solo un espediente di Prodi per dare un salvacondotto al governo per durare e noi non vogliamo che duri» ribatte Schifani applaudito dalla platea che mostra di gradire il foglio di via per il premier.