Prodi, ultimatum all'Unione

Trale mani ha una nota breve na dai toni duri e ultimativi. È la fine di una giornata da cardiopalma per il premier con il governo che è andato sotto in Senato per quattro volte mentre dalla sua stessa maggioranza gli arrivano messaggi di sfratto sempre più espliciti. Così in serata, davanti alle telecamere, in perfetto orario per il tg3, Prodi manda un messaggio chiaro e perentorio agli alleati. «È giunto il momento che tutte le forze politiche della maggioranza dicano chiaramente se intendono continuare a sostenere il governo o se vogliono invece far prevalere gli interessi di parte su quelli del paese». Prodi ripercorre quello che è succeso in mattinata in Senato. «Oggi la maggioranza si è divisa non sull'impianto delle grandi proposte del governo, ma su particolari, mettendo a rischio la realizzazione di indispensabili riforme». Il premier chiarisce che non intende porre il voto di fiducia ma «esigo che le forze politiche della maggioranza rispettino gli impegni assunti con i cittadini». Prima di questa dichiarazione Prodi aveva già lanciato moniti secchi agli alleati. A chi pensa di sfrattarlo sostituendolo con un governo istituzionale il premier ha detto che «non serve un esecutivo tecnico perchè le riforme spettano al Parlamento». Prodi sbarra la strada anche al modello tedesco caldeggiato dal presidente della Camera Fausto Bertinotti e che rappresenta per lui un'altra trappola. Così dice che «il modello di riforma elettorale dovrà essere tale da assicurare maggioranze chiare e governabilità». Non solo. «Il nuovo meccanismo elettorale non può essere approvato da una piccola maggioranza contro una larga minoranza». È necessaria «la più ampia convergenza possibile». E se va ricercata la più ampia convergenza possibile, la strada non può che essere quella della discussione in Parlamento e non quella di un governo tecnico. Tant'è che Prodi loda lo sforzo della Commissione Affari istituzionali della Camera che «sta portando avanti un lavoro estremamente importante». E alla riforma della Costituzione «si deve accompagnare anche quella della legge elettorale». Prodi è categorico anche con l'opposizione. Berlusconi ha chiuso in modo netto all'invito del presidente Napolitano a dialogare sulle riforme? «Ciascuno si assume le sue responsabilità. Ma il monito di Prodi cade nel vuoto. Il ministro Antonio Di Pietro rilancia: «Se Prodi cade non si può tornare al voto con questa legge elettorale e occorre un governo tecnico che duri tre mesi e col mandato di varare nuove regole per votare». È la goccia che fa traboccare il vaso. Prodi sbotta e lancia l'ultimatum. Piovono dichiarazioni di accordo dale forze di maggioranza che finora sono state in odore di trame. Il leader del Pd Veltroni parla di «solidarietà per rafforzare il governo» e l'Udeur con Fabris chiarisce: «Noi siamo leali, non siamo stati noi a votare contro in Senato». Mussi della Sinistra democratica plaude al premier seguito a ruota dal Verde Pecoraro Scanio. Ma la caccia ai traditori a Palazzo Madama è scattata.