Fiato sospeso al Senato sul dl Bersani

Oggi tocca al decreto sulle liberalizzazioni (l'esito delle votazioni si conoscerà verso l'ora di pranzo) ma la conta della maggioranza è cominciata già da ieri pomeriggio. «Non posso stare sempre in guerra col mio governo», ha detto ieri il senatore «ribelle» Franco Turigliatto, che ha appena votato contro il decreto di rifinanziamento sull'Afghanistan, rispondendo a un senatore dell'Ulivo che, alla bouvette, con un filo di apprensione gli ha chiesto le sue intenzioni. Ancora una volta finiranno sotto i riflettori i senatori a vita, che in più di un'occasione sono risultati determinanti. Un primo segnale è arrivato da Giulio Andreotti: «Sono favorevole alle semplificazioni», ha detto. Ad annunciare l'attesa decisione del Governo di porre la fiducia è stato ieri il ministro dei rapporti con il parlamento, Vannino Chiti. «Questo decreto legge scade lunedì prossimo», ha ricordato Chiti intervenendo in aula a Palazzo Madama «e sapete quali siano le misure a nostro giudizio importanti per i cittadini, per introdurre ulteriori elementi di competitività che superino corporativismi nella società e l'importanza che il governo dà a queste misure che non possiamo e non vogliamo assumerci le responsabilità di far decadere». Uno dei punti più contestati del decreto riguarda lo stop alle concessioni della Tav. «La Tav si farà - ha ribadito ieri il ministro dello Sviluppo Economico Pierluigi Bersani al Senato prima che il governo ponesse la fiducia sul decreto - non si sta parlando della Val di Susa ma di tre tratte: la Milano-Verona, la Verona-Padova e la Milano-Genova». Il ministro replica così alle proteste del centrodestra per la revoca delle concessioni alla Tav Spa per le tre tratte in questione. «La revoca delle concessioni e il conferimento delle stesse tramite gara - precisa Bersani - sono in linea con quanto succede nel resto d'Europa e consentono di risparmiare». «Peraltro - sottolinea Bersani, rivolgendosi al centrodestra - dire che sono illiberali quelli che fanno le gare e liberali quelli che vanno a concessione mi sembra veramente curioso». A ribadire le accuse al Governo di voler adottare un provvedimento illiberale è stato ieri il senatore di Forza Italia Pierantonio Zanettin. «La revoca delle concessioni Tav e in particolare l'introduzione» della misura che riduce «ad un importo quasi simbolico l'indennizzo da corrispondere ai privati contraenti che, anche senza colpa, subiscono la revoca di un contratto liberamente sottoscritto con una pubblica amministrazione, può essere tranquillamente definito un esproprio statalista ed illiberale». Zanettin ha voluto sottolineare che queste parole sono state usate dal deputato della Margherita, Pierluigi Mantini. Come dire: la fiducia serve per zittire i malumori all'interno della stessa maggioranza. «Siamo di fronte ad una grave lesione del ruolo costituzionale del Senato, che impedisce sia a chi sostiene il governo sia a chi si oppone di esaminare e correggere le leggi proposte», ha detto il presidente dei senatori di An Altero Matteoli. «Non fa più storia la proposizione della fiducia da parte del governo. Dall'inizio della legislatura nessun provvedimento politicamente rilevante è passato con la procedura ordinaria - ha aggiunto Matteoli - a dimostrazione della debolezza del governo». In quest'occasione, ha concluso il senatore di An, «Prodi e Bersani hanno volutamente tenuto il decreto all'esame della Camera per oltre cinquanta giorni, per giustificare l'ennesima fiducia al Senato perché in questo ramo del Parlamento non hanno i numeri per far approvare alcunché». g.lombardo@iltempo.it