Il caso Santoro, l'informazione faziosa e gli ospiti dell'Unione: dg nel mirino

Essere preso a schiaffi dal cda non ha fatto bene all'immagine di un direttore generale che aveva promesso in India a Prodi di portare a casa le nomine Rai, giurando fedeltà al premier e all'impresa. Ma le nomine non sono passate e alla fine Prodi si è trovato il bravo e fidato Minoli con tra le mani il cerino più corto. Una sconfitta che ha fatto esultare l'opposizione e che ha causato imbarazzo al premier, costretto a una brusca frenata e - soprattutto - a rimandare l'assalto all'ultimo fortino da conquistare: la Rai. La roccaforte del cda ha resistito e Cappon ora rischia di finire nel fossato con i coccodrilli. Per ora è sotto processo: si comincia nella seduta di domani. Il cda ha già pronta la lista dei peccati commessi dal dg. L'elenco è lungo, la strada dell'assoluzione è lontana e ricca di insidie. Ma da che cosa si deve difendere quel «povero diavolo» di Cappon? Cominciamo da Santoro. L'ultima trasmissione che ha mandato in bestia Mastella ha sconvolto tutta la scaletta. Già proprio quella scaletta che Santoro presenta in bianco ai suoi superiori. Dopo il fattaccio dell'altra sera Cappon, per placare animi e pressioni, ha chiesto a Marano - il leghista direttore di RaiDue più assediato di Fort Apache - una relazione scritta che spiegasse il caso Santoro. Il direttore si è detto stupito di tale richiesta. Lui di quello che fa Santoro non ne ha mai saputo nulla perché il conduttore gli ha sempre detto che risponde direttamente al direttore generale. Tutte le strade, dunque, portano a Cappon, reo - secondo gli accusatori - di non aver mai detto a Santoro che esiste anche un direttore di rete che lui non può trascurare o raggirare. Tradotto: quella benedetta scaletta deve sostare sul tavolo di Marano prima che la trasmissione vada in onda. Ovviamente, dalla relazione scritta a Cappon su quanto accaduto ad Annozero, non è esente nemmeno Santoro. Ma torniamo ai capi di imputazione dei quali dovrà rispondere Cappon. I programmi di approfondimento di reti e testate sono troppo faziosi. Sull'argomento più di una volta sono finiti nel mirino Tg1 e Tg3 da una parte, il Tg2 dall'altra. Insomma troppo spesso si assiste a un'informazione di facciata. Quello che più fa saltare dalla sedia i consiglieri del centrodestra e la Vigilanza è il dilagare tra gli ospiti di politici dell'Unione che partecipano alle trasmissioni definite leggere, quelle dedicate all'intrattenimento. Si parla di temi nazional-popolari ma a farlo sono esponenti della maggioranza o dichiarati. Con questo clima da baionette e attacco frontale sembra quasi superfluo parlare di nomine. Cappon sarà costretto a congelare il nuovo tentativo. Del resto anche lui ha capito che Padoa Schioppa non interverrà a sostituire Petroni, il consigliere fiduciario del Polo, nominato dal vecchio governo Berlusconi, dall'ex ministro del Tesoro, Tremonti. Oltre a Minoli e Freccero resteranno senza incarico anche tutti i candidati in corsa per le poltrone delle consociate i cui termini sono scaduti o stanno per scadere. Si tratta di Sipra, Rai Cinema, Rai Corporation, Rai Sat e Rai New Media, quest'ultima frutto della fusione tra Rai Click e Rai Net. Come è facile intuire ci sono tutte le premesse per una prossima mozione di sfiducia nei confronti del direttore generale. Si cercherà in tutte le maniere di far venire a Cappon la voglia di dimettersi, visto che sostituirlo costerebbe molto di più per via della cospicua buonuscita. Chi difende Cappon? Ormai sono rimasti in due: Rizzo Nervo (Margherita) e forse Curzi (Rifondazione). Perfino i diessini l'hanno ormai scaricato. Per il nome del successore si fa quello di Maurizio Beretta, uomo da poteri forti, legato a Montezemolo, ma anche ben visto da Prodi e Marini, profondo conoscitore delle diatribe Rai. Ricordiamo che è stato direttore di rete. Nessuna chance per un ritorno di Celli, mentre la nomina del vice Leone sarebbe vista da Berlusconi come uno sgarbo. m.castoroiltempo.it