di PAOLO ZAPPITELLI PIER Ferdinando Casini non ha dubbi: a qualunque mossa di Berlusconi deve rispondere ...

Ufficialmente i voti contrari sono stati solo tre (Carlo Giovanardi, Emerenzio Barbieri e Raffaele Grimaldi) ma le voci di dissenso alla linea che Casini sta portando avanti sono state di più. Come ad esempio quella di Erminia Mazzoni, ex candidata alla segreteria del partito e poi «silurata» per far posto a Lorenzo Cesa. A lei non è andato assolutamente giù il commissariamento del partito in Campania. Al posto di Arturo Iannaccone, «fuggito» con Follini, è stato infatti spedito da Roma Francesco D'Onofrio. «Non è stato un bel gesto nei confronti dei dirigenti locali — sibila la parlamentare, originaria di Benevento e quindi assai attenta alle questioni campane — Non è giusto penalizzare chi lavora sul territorio. Nulla di personale nei confronti di Francesco, ci mancherebbe. Ma non vogliamo essere delegittimati, c'è una gestione del partito sbagliata». Sulla stessa linea in direzione anche Domenico Zinzi, altro deputato e «ras» nel Casertano. Piccole incomprensioni, ripicche, contestazioni che agitano la «pancia» del partito. Ma quello che Casini rischia maggiormente in questo momento, al di là dei malumori dei singoli parlamentari, è di perdersi buona parte della base dei centristi. Molti elettori, raccontano i deputati che stanno a più stretto contatto con il territorio, non capiscono più qual è la direzione imboccata dall'ex presidente della Camera. In direzione lo ha detto chiaramente Maurizio Ronconi: «Sul territorio ci chiedono continuamente dove stiamo andando». «Non partecipare alla manifestazione di Roma e proporne una simile a Palermo è un errore nei confronti dei nostri elettori — spiega un altro dirigente del partito che chiede l'anonimato — È vero che la nostra base non è berlusconiana ma è anche vero che non crede a un'alternativa fuori dalla Cdl. Per questo fa fatica a capire la linea di Casini, non sa dove possa portare». Insomma il rischio che molti tentano di far capire a Casini è che questa sia alla fine un'operazione che disorienta l'elettorato. E che a lungo andare l'Udc sia costretta a una precipitosa marcia indietro. «Variazioni sul tema ora si possono fare perché non ci sono elezioni vicine — commenta Paolo Messa, ex portavoce di Marco Follini e ora direttore del mensile Formiche — ma comunque l'ambiguità non viene mai premiata. Casini deve scegliere: o ha la forza di organizzare una valida alternativa alla Cdl oppure è meglio che stia dove sta». Anche perché le mosse del leader dell'Udc potrebbero alla fine ottenere un risultato ben diverso da quello sperato. Come sanno bene alcuni esponenti di Forza Italia. Giulio Tremonti, ad esempio, alcuni giorni fa confidava a un esponente dei centristi che Berlusconi «sa benissimo che non sarà lui il prossimo candidato a presidente del consiglio. Solo che non vuole sentirselo dire». A Casini invece piace ripeterglielo tutti i giorni.