Meloni: «E ora faccia lo stesso sulle foibe»

Che sono frutto di uno sforzo sincero per affermare un'analisi retrospettiva pacificatrice attraverso un giudizio sereno sulla guerra fredda in Ungheria e in Italia». È soddisfatta Giorgia Meloni per le dichiarazioni che Fausto Bertinotti ha fatto sulla tragedia del '56. È stata lei, vicepresidente della Camera, a invitare l'uomo politico, che è nello stesso tempo il «suo» presidente e l'ex segretario del partito che vuole rifondare il comunismo, alla festa di Azione Giovani per un appuntamento all'insegna della riconciliazione. Un impegno che Bertinotti ha onorato pronunciando per la prima volta parole molto simili a quelle risuonate ieri in Aula. L'unico «neo», per Giorgia Meloni, è l'attacco che il «subcomandante» ha dovuto subire per la sua autocritica dai Comunisti italiani, da lei definiti senza mezzi termini «scorie ideologiche». Che cosa è successo, onorevole Meloni? «Con la posizione chiara di Bertinotti si è consumato un passaggio importante nella storia della sinistra italiana. Anche se è triste constatare che una parte di questo schieramento è rimasta ancorata alle gabbie del passato, come se non fosse mai crollato il muro di Berlino». Si riferisce alle dichiarazioni del capogruppo del Pdci Sgobio? «Sì. Ha detto che la storia non si discute nelle aule della politica, quando loro per 50 anni hanno fatto politica sulla storia». Qual è il suo rapporto con Bertinotti? «È un rapporto cordiale e di reciproco rispetto. Sebbene quello che ha detto sull'Ungheria non esaurisca il personaggio, "portatore" di tematiche politiche che per me sono distanti e pericolose». Le stesse polemiche che ci sono state a settembre per la festa di Azione Giovani... «Esatto. È una classe politica che non ha capito come siamo ormai lontani dalla stagione dell'antifascismo militante degli anni '70. Oppure, come fa il Pdci, che strumentalizza episodi del genere in un vergognoso tentativo di scippo elettorale». E il presidente della Camera, invece... «Spero e credo che la sua non sia propaganda ma intelligenza politica. Lui ha la capacità di fare i conti con il proprio percorso storico». Il suo atteggiamento influirà sul residuo clima di contrapposizione ideologica? «Qualcosa sta cambiando. E il ruolo che Bertinotti sta avendo, nelle vesti di presidente della Camera, può offrire a tuti spunti di riflessione». Prenderà altre iniziative di «pacificazione» che coinvolgeranno il presidente? «Un banco di prova importante sarà il 10 febbraio in occasione del ricordo dei martiri delle foibe». Ne parlerà con Bertinotti? «Sì. E gli chiederò di pronunciarsi anche su questo». Crede che lo farà? «Certo, l'iniziativa è stata votata in Parlamento. Il problema è vedere con quale passione. Se ci metterà il cuore, insomma...». Ce lo metterà? «Penso di sì. Penso proprio di sì...».