È la prima categoria a rompere gli indugi

tocca dunque all'Università apre aprire le ostilità e proclamare due giornate di sciopero generale: il 17 novembre per il personale dell'università e il 20 novembre per il comparto della ricerca, con due manifestazioni davanti a Parlamento e Palazzo Chigi. Il primo segnale forte, proprio sulla Finanziaria (visto che finora le manifestazioni che si sono viste sono ancora le code delle polemiche di quest'estate sul decreto Bersani) arriva da un setore tradizionalmnete vicino al centrosinistra. Il ministro, Fabio Mussi, è dei Ds. E ha come sottosegretario quel Luciano Modica che è stato presidente dei rettori. Ad indire le proteste i sindacati confederali dell'università e della ricerca (Flc-Cgil, Cisl-Fir, Cisl-Università, Ulipa-Ur) che hanno confermato il loro netto no alla legge Finanziaria. Una Finanziaria, spiegano, che «porta avanti una vera e propria opera di "killeraggio" verso gli enti di ricerca pubblica e l'università». Ad illustrare le ragioni delle due proteste nazionali, i segretari dei sindacati confederali. Gli esponenti sindacali hanno inbdicato due mergenze: quella legata al precariato, che la Finanziaria «non risolve in alcun modo», e la «cronica insufficienza» dei fondi. Dalla maggioranza e persino dal governo sono arrivate frasi di consenso. Per il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio che interviene sul caso più generale della scuola: «Va bene la svolta verde in finanziaria ma ci sono norme che vanno riscritte meglio, anche sulle tasse probabilmente sono stati presi degli svarioni e il taglio sulla scuola, se c'è, è una cosa assurda che per quanto ci riguarda è inaccettabile». «È preoccupante poi - ha aggiunto Pecoraro - che un ministro della Repubblica apra il giornale e debba scoprire ogni giorno che un pezzo di Finanziaria che gli è stata raccontata dal ministero in un certo modo invece è un po' diversa». Altro capitolo è quello della scuola. Rimane alta la polemica sugli eventuali tagli al comparto della pubblica istruzione, mentre da parte della Cdl resta un atteggiamento di netta contrarietà ai contenuti della Finanziaria. «C'erano 5mila cattedre di non idoneità e altre 5mila in soprannumero - spiega il ministro dell'Istruzione Giuseppe Fioroni rispondendo all'allarme relativo ai tagli del personale - queste persone che non insegnano adesso saranno inserite nella pubblica amministrazione. C'è poi una riduzione degli organici per il futuro dovuto al passaggio da 40 a 34 ore negli istituti professionali, ma oggi non cambia di un solo posto di lavoro. C'è una razionalizzazione dello 0,4% che viene in parte compensata dall'aumento dell'età scolastica a 16 anni e delle "classi primavera". Chi parla d'altro è in malafede». Affronta la questione delle risorse per il settore della sicurezza il presidente del Copaco Claudio Scajola, di Forza Italia. «Uno dei grandi problemi di questa Finanziaria è l'intervento drastico sulla sicurezza: a me pare grave che si pensi seriamente di poter risparmiare su uno dei reparti strategici e delicati nella vita del nostro Paese, in prima linea nella lotta al terrorismo».