di GIANCARLA RONDINELLI POTREBBERO sembrare i «Dc's days».

Con questa idea si apre oggi pomeriggio l'incontro organizzato a Chianciano dai Cattolici Democratici, tra cui Pierluigi Castagnetti, Rosy Bindi, Franco Marini e Giuseppe Fioroni. Tre giorni di dibattiti, riflessioni, su un unico tema e obiettivo: gettare le giuste basi per il nuovo partito. «Non vogliamo entrare nel progetto del partito democratico — spiega il vice presidente della Camera Pierluigi Castagnetti — per essere assimilati, come è successo ai cristiano sociali, o ai laburisti e ai repubblicani che nel congresso di Firenze sono semplicemente "entrati" nei Ds. Noi vogliamo un incontro, non l'assimilazione». Idee chiare dunque, su quella che dovrebbe essere una «casa comune, in cui la nostra tradizione incontra quella socialdemocratica e quella liberaldemocratica, paritariamente». Insomma «non si può partire, come fanno alcuni nei Ds, dicendo pregiudizialmente che la collocazione europea del Pd deve essere il Pse. Bisogna cercare una casa nuova per un soggetto nuovo. Io sono uscito dal Ppe e ho elaborato il mio lutto. Ora sta a loro superare i loro problemi identitari elaborando il loro». Ma i problemi, per gli eredi del Partito Popolare, sono anche altri. Ad esempio il nodo dei tempi di costruzione del Pd: «Mi sembra — dice Castagnetti — che ci siano due modi per non volerlo: il primo dicendo chiaramente che non lo si vuole, il secondo dicendo che lo si deve fare domattina. Sostanzialmente è uguale». Perché i tempi, invece, sono «necessariamente» più lunghi, «forse, si potrebbe ipotizzare che ci vorranno ancora un paio d'anni».