Un «panino» amaro per l'addio di Mimun

«Riotta è una grande scelta - dice Rognoni - forte e coraggiosa, fatta in nome della professionalità e della qualità dell'informazione, in pieno accordo con la proposta del direttore generale Cappon. Sono pronto a scommettere sulla qualità e l'autonomia della sua direzione: Riotta avrà la capacità di innovare il Tg1 - spiega ancora Rognoni - non solo per quanto riguarda l'impostazione politica, cominciando a togliere di mezzo il famigerato panino (pastone politico confezionato secondo la sequenza governo-opposizione-maggioranza), ma anche mettendo al servizio del tg la sua straordinaria esperienza internazionale ed il suo spessore culturale. Le sue qualità e le sue capacità sono esattamente quelle che servono per avere un Tg1 veramente autorevole e attento agli interessi di tutti i cittadini. Continuo a pensare che il direttore del Tg1 - chiude Rognoni - debba essere in grado di assicurare un'informazione equilibrata, responsabile e in grado di resistere alle pressioni indebite». Puntuale la replica di Mimun. Che per l'occasione ha rotto il silenzio. «Spero che Rognoni ami la variante Big Mac» commenta il direttore uscente Mimun, che non lascerà comunque ufficialmente la direzione del Tg1 prima del 20 settembre e che ieri ha avuto una serata movimentata a causa della gaffe in copertina del suo tg. Anzi, furioso ha chiesto un rapporto scritto su quanto accaduto: vuole sapere se si è trattato di un errore unamo o di un difetto tecnico. Tuttavia per liberare la sua stanza non gli ci vorrà molto. Nonostante sia stato uno dei direttori di Tg1 più longevi in assoluto (quattro anni, dal 2002), sono pochi gli effetti personali da portare via. Non ci sarà bisogno dei famigerati scatoloni, che altre volte, a viale Mazzini e Saxa Rubra, hanno rallentato, anche con un certo imbarazzo, le operazioni di cambio della guardia. Mimun dovrà infatti portare via le foto della famiglia, della madre, della conquista del secondo scudetto della Lazio, di cui è tifoso, le bandiere di Italia, Usa e Israele, la sua foto da appendere nella sala riunione accanto a quella degli altri direttori della testata ammiraglia Rai e infine la carta dei 10 comandamenti, messa sotto il plexiglas del tavolo, che, ha ripetuto spesso, «è lì perchè rappresenta la mia linea editoriale».