Il capo della nuova cellula strategica dell'Onu

Ma un'idea, lui, già ce l'ha. Ed è che, in un caso come questo, alla fine dovrà comunque intervenire l'esercito libanese, facciamo un esempio. «Se incontriamo un camion di armi di Hezbollah - dice Castagnetti - questa rappresenta probabilmente un'azione ostile, ma dovrò averne la certezza. Se è così, visto che noi non abbiamo il compito di disarmare Hezbollah ma di assistere le forze libanesi, il buon senso mi porta a pensare che nostro compito sarà di avvertire l'esercito libanese affinché il camion venga posto sotto sequestro. Insomma, noi non andremo a cercare i rifugi, i bunker di Hezbollah, ma se li troviamo dovremo dire agli ufficiali di Beirut "guardate li c'è quel bunker". Saranno loro, poi, a intervenire». Castagnetti si insedierà presto, non appena le Nazioni Unite avranno sbrigato i necessari adempimenti burocratici e amministrativi. Veniamo ai compiti. «Devo "frappormi", per così dire - spiega Castagnetti - tra il generale francese Alain Pellegrini, comandante in teatro, e il responsabile del Dpko. Tutto questo affinché la catena di comando, che è unica, funzioni al meglio. Insomma, noi siamo lì prer aiutare il governo e le forze armate libanesi e, in questo contesto, io sarò il supervisore per le questioni militari». «I rischi principali di questa missione sono ipotizzabili con il buon senso: che le parti non rispettino il cessate il fuoco e che ci siano attività terroristiche». E veniamo al disarmo di Hezbollah. «Impedire che avvengano azioni ostili nell'area di operazioni e uno dei compiti veramente sensibili della nuova Unifil - dice Castagnetti -. Uno dei miei primi passi quando arriverò a New York sarà esminare a fondo questa questione, vedere quali atti costituiscono o meno azioni ostili».