di SILVIA SANTARELLI APPLAUSI dalla prima fila.

In mezzo c'è tutta la distanza tra il realismo dei dirigenti di Cl e la pancia delle base. E dire che per l'attuale vicepremier l'anno scorso a Rimini c'era stato un trionfo. Quest'anno nonostante le buone intenzioni dei leader ciellini è andata proprio diversamente. Rutelli, che pure era venuto qui a parlare di liberalizzazioni con uno degli esponenti del centrodestra sicuramente ascrivibile all'area più dialogante, l'ex ministro degli interni, Giuseppe Pisanu, si è trovato a dover affrontare fischi e contestazioni. Addirittura l'interruzione del suo intervento proprio quando invitava il centrodestra alla sfida delle riforme. A quel punto è scattata la contestazione più dura tanto che il coordinatore del dibattito Raffaello Vignali, il presidente della Compagnia delle Opere, è dovuto intervenire e sedare gli animi: «L'abbiamo già detto qui al Meeting non si fischia». Dopo, Rutelli è stato costretto a cambiare tono e ha attaccato una specie di predica: «Lo so che se si parla di fronte a tanta gente c'è il rischio di contestazioni ma non dobbiamo perdere il senso del dialogo». Non si può dimenticare, ha continuato Rutelli, che i cattolici italiani sono divisi: «Metà sono per il centrodestra metà per il centrosinistra». A Rutelli, che pure gode di un buon credito da queste parti per il suo percorso da neoconvertito, non è stato perdonato la difesa pubblica della Binetti. Con un comunicato in cui diceva che la «Margherita era stata oggetto di un attacco ingiustificato» si è allontanato le simpatie della base ciellina. E così via alle contestazioni nonostante i dirigenti di Cl fossero decisamente disponibili nei suoi confronti. Per loro il realismo conta più delle ideologie, la sussidiarietà si fa con tutti, questo è il loro faro. Il presidente della regione Lombardia, attento a seguire in prima fila l'intervento del Ministro dei Beni culturali accanto al senatore Giulio Andreotti, per prima cosa cerca di sminuire l'episodio: «Gli uomini politici sanno che possono essere fischiati», e poi nega che ci sia una base ciellina contestatrice: «In questa sala ci sono duemila persone, sono incontri aperti, può essere stato chiunque a fischiare Rutelli». Sarà, però è impossibile negare che tante facce si siano storte vedendo passare il vicepremier nella sua passeggiata attraverso la fiera per raggiungere l'auditorium. Fin dall'inizio il clima è poco favorevole a Rutelli. All'ingresso in sala ci sono i primi fischi e un gruppetto di ragazzi in segno di sfida agita la bandiera di Forza Italia e inneggia a «Berlusconi presidente». Quando poi sul maxischermo appare Rutelli ancora qualche «buuh» si alza dalla sala. A quel punto dalle prime file, dove siedono i big dell'organizzazione, parte l'ordine non troppo silenzioso di non esagerare. Ma non basta. Tutto ciò non concilia e alla fine l'incontro che doveva essere tra le anime dialoganti perde un po' il suo sapore. Prima del dibattito e delle contestazioni Rutelli e Pisanu avevano parlato della legge Bossi-Fini e della missione in Libano e avevano ragionevolmente convenuto su vari punti. Rutelli aveva parlato di revisione e non di abrogazione della legge sull'immigrazione del precedente governo, e Pisanu aveva detto che, a certe condizioni, il centrodestra è pronto ad appoggiare la missione italiana in Libano voluta da Prodi e D'Alema. Ma poi il clima è cambiato. E le aperture al dialogo di Pisanu sembrano restringersi. E il proverbio sardo ricordato dall'ex ministro — «Se vuoi che il dialogo si mantenga è necessario che un piatto vada e un piatto venga» — appare molto poco simpatico, mentre risuona più forte la sua richiesta al centrosinistra di riconoscere «dignità pari ai due schieramenti come condizione indispensabile per qualsiasi confronto». Brutta giornata per quelli che sognano il dialogo tra i Poli. Del resto la giornata si era aperta con il no secco di Pera a ogni «dolcezza» con il centrosinistra.