Di Pietro e Bonino guidano la rivolta degli «scontenti»

Al punto che Rosa nel pugno e Italia dei Valori avrebbero fatto mettere a verbale la loro insoddisfazione al momento del voto sul decreto di nomina dei 72 sottosegretari. Antonio Di Pietro ed Emma Bonino, infatti, si sarebbero opposti con forza alle deleghe e alle riorganizzazioni dei rispettivi ministeri: Infrastrutture e Politiche comunitarie-Commercio Estero. In particolare il leader dell'Italia dei Valori, che aveva già dovuto ingoiare la rinuncia ai Trasporti, ha cercato di resistere in tutti i modi allo spostamento (proprio ai Trasporti) della competenza sulle autorità portuali e all'inserimento nel suo Dicastero di un viceministro targato Ds. Ma senza risultato. Anche Emma Bonino, già scontenta e delusa per non aver ottenuto la Difesa, si sarebbe battuta per ottenere una delega significativa (che prevedesse anche una possibilità di spesa e quindi un portafoglio) e per evitare che al suo fianco fosse nominato un viceministro. Dopo un'accesa discussione, Rnp e Idv hanno deciso di votare il decreto legge sulla nomina dei sottosegretari, facendo però mettere a verbale la loro insoddisfazione e strappando una promessa di un riequilibrio più generale nella distribuzione delle deleghe di governo e degli incarichi parlamentari, a partire dalle presidenze delle commissioni. Un'altra discussione, a quanto si apprende, ha riguardato invece Rosy Bindi che già aveva dovuto rinunciare all'Istruzione e ha mal digerito lo spostamento al dicastero (senza portafoglio) delle Politiche per la famiglia. Insomma, diversi mal di pancia nella coalizione, tanto che il prossimo Consiglio dei ministri, previsto per venerdì 26 maggio, dovrà continuare ad occuparsi di deleghe, riorganizzazioni e viceministri.