COMPENSAZIONI

Così ieri mattina, a margine del comitato politico del partito, Bertinotti ha ufficialmente candidato il suo avversario al Quirinale. «Non ci sono candidati e nomi - ha detto a margine del comitato politico del Prc - ma se mi chiedono un'opinione sul terreno della cultura politica, continuo a pensare che sarebbe importante per il futuro del Paese che una persona proveniente dalla dirigenza del Pci diventasse presidente della Repubblica. Sarebbe un atto di riconoscimento importante». Parole che non hanno scaldato il cuore di D'Alema che, invece, è tornato a parlare della sua scelta. «La mia è stata una scelta politica, non c'è nulla di eroico» ha detto ai giornalisti interpellato a margine di una manifestazione a Conselice (Ravenna). E poi, a chi gli faceva notare che i Ds sono rimasti senza cariche istituzionali, ha risposto: «Non è un problema. Vedremo. Noi non siamo un partito appassionato di poltrone, siamo appassionati di politica». Il presidente Ds non si è voluto sbilanciare neanche su un suo possibile ingresso nel governo Prodi rifiutando l'idea che, ancora prima che vinga eletto il Capo dello Stato, si possa procedere ad una «lottizzazione» dell'esecutivo. Quindi D'Alema ha smontato la lettura di chi, nella scelta di Prodi. ha voluto vedere un rinato asse tra il Professore e Bertinotti. «L'Ulivo - ha detto - ha avuto un grande successo, quello è l'asse di Prodi. Lui è il capolista della nostra lista, non della lista di Bertinotti». Parole che non sono piaciute al leader Prc che ha replicato: «se c'è un asse è quello tra Prodi e l'Unione».