«I popoli e le religioni devono dialogare»

Carlo Azeglio Ciampi, l'uomo che ha vissuto i disumani orrori del Novecento, il presidente della Repubblica che ha investito il suo prestigio sull'Europa unita quale strumento di pace, si è sempre schierato contro le discriminazioni e contro i fautori dello scontro di civiltà. Ieri ha voluto ribadire le sue convinzioni, con l'autorità morale della sua alta carica, con un gesto altamente significativo: andando per la prima volta alla Sinagoga di Roma. Una visita ufficiale a cui ha dato una chiara impronta istituzionale presentandosi al Tempio maggiore insieme al sindaco Walter Veltroni che ha assistito alla breve cerimonia senza prendere la parola. L'occasione è stata la visita al Museo Ebraico Romano, un'area espositiva di 600 metri quadri, rinnovata e riaperta al pubblico lo scorso novembre. I dignitari della Comunità ebraica della Capitale — il presidente Leone Paserman, il rabbino capo Riccardo Di Segni, il predecessore Elio Toaff, amico d'infanzia di Ciampi — hanno accolto il presidente della Repubblica con calore, con gioia, professandosi profondamente italiani e legati alla Costituzione del 1948. Hanno ricordato che in passato hanno ricevuto in visita due capi di Stato, in momenti drammatici: Sandro Pertini nel 1982, e Francesco Cossiga nel 1990. Due visite di solidarietà, la prima dopo l'attentato palestinese in cui perse la vita un bambino di due anni; la seconda, dopo la profanazione di un cimitero ebraico in Francia. «Benedetti coloro che vengono, "Bruhim Habaim"», ha detto Leone Paserman, in italiano e in ebraico. «Grazie per questa visita che forse in questi giorni richiede anche una certa dose di coraggio», ha aggiunto il rabbino Di Segni. Ciampi ha innanzi tutto riconosciuto che la storia della Comunità ebraica romana è «strettamente intrecciata», nei momenti di gioia e di dolore, da 22 secoli, con quella di Roma. «Così come nessun uomo della mia generazione può dimenticare la tremenda giornata del rastrellamento degli ebrei di Roma, nessuno può dimenticare la Shoah», ha aggiunto. «I popoli, le culture, le religioni — ha detto Ciampi — devono dialogare fra loro per conseguire il bene comune degli uomini. Perché ci sia dialogo sono necessari la vicendevole conoscenza, il reciproco rispetto, l'accettazione dell'altro. Conoscere è il primo passo per raggiungere questo obiettivo. Il Museo ebraico di Roma può essere un importante punto di riferimento su questo difficile percorso. È fondamentale che i giovani vengano qui a "toccare con mano" la storia». Nella grande Sinagoga, addobbata a festa, e affollatissima, Ciampi, che era insieme alla signora Franca, è stato accolto con un grande applauso. Seduto in prima fila, il capo coperto da una kippa bianca, in segno di rispetto per la religiosità del Tempio, il capo dello Stato ha ascoltato un coro di bambini, raccolti sull'«Aaron Kodesh», il Santo tabernacolo, che ha intonato alcuni salmi, gli Inni alla gioia. Un altro caloroso applauso lo ha accompagnato mentre lasciava il Tempio maggiore.