di NICOLA IMBERTI ALLA FINE sembra essergli riuscita anche l'ultima magìa.

Una vittoria non proprio pulitissima, ma comunque una vittoria. In fondo il Professore è riuscito in quella che è ormai una sua peculiarità: non dire mai né sì né no. Il «Signor Nì», alla fine, ha convinto tutti. O perlomeno ha convinto la spina dorsale della sua coalizione. I cespugli no, quelli continuano a lamentarsi anche se sembrano più che altro schermaglie elettorali. Ma torniamo al programma. I nodi da sciogliere erano principalmente tre: i Pacs, il ritiro delle truppe italiane dall'Iraq, la legge Biagi. Più alcune questioni come il futuro energetico del Paese (energia nucleare sì, energia nucleare no) e la scuola. Su questi ultimi punti la soluzione è stata abbastanza netta. «In Italia - si legge nel documento conclusivo - non è proponibile l'introduzione del nucleare come fonte energetica. Sì invece alla ricerca e alla partecipazione dell'Italia ai programmi europei sul nucleare pulito di nuova generazione». Niente nucleare quindi, ma nessun vincolo alla ricerca. Sulla scuola, invece, è stata completamente rigettata la proposta della Rosa nel Pugno di abolire i finanziamenti alla scuola privata (in gran parte legata ad ordini religiosi). Ma il vero scontro si è avuto sul resto delle questioni dove, alla fine, si è optato per una non decisione. Insomma ancora una volta il «Signor Nì» ha avuto la meglio cancellando con abili cinconlocuzioni verbali il motivo del contendere. La sinistra radicale voleva l'introduzione dei Pacs all'interno del programma? Troppo duro, meglio optare per una formula più neutra come quella delle «unioni civili». La sinistra radicale voleva la completa abrogazione della legge Biagi? Troppo duro, meglio parlare di «progressivo superamento». La sinistra radicale voleva l'immediato ritiro delle truppe di occupazione dall'Iraq? Troppo duro meglio parlare di ritiro concordato che arriverà nei «tempi tecnicamente necessari». Il risultato? Tutti d'accordo, ma ognuno ancora fermamente convinto che quando arriverà la prova del nove, quella del Governo e del Parlamento, la spunterà lui. Il programma dell'Unione si trasforma così in un trattato di pace che reggerà almeno fino a quando non arriveranno tempi più duri. Un trattato che oggi verrà sottoscritto da Margherita, Ds, Rifondazione, Verdi e Pdci. Ma non dai piccoli dell'Unione che, esclusi dai «potenti», ora pestano i piedi. Pesta i piedi la Rosa nel Pugno che ha visto completamente rigettate le sue proposte. Quella di Boselli e Pannella, però, non è una vera e propria rottura piuttosto un invito a Prodi a non sottovalutare la forza della formazione radical-socialista. Pesta i piedi Clemente Mastella che vuole evitare la deriva zapatera della sua coalizione e spera, alzando un po' di chiasso, di aumentare la forza del suo Udeur. E pestano i piedi anche i Repubblicani di Luciana Sbarbati che chiedono di sapere qual è il loro ruolo all'interno della coalizione e fanno sapere che non si accontenteranno di soluzioni di facciata. In realtà sono in molti a pensare che dietro queste proteste si nasconda in realtà una battaglia più dura, quella sulle candidature. All'interno dell'Unione, infatti, quasi tutti stanno cercando di scaricare su Prodi le candidature degli esterni. Ma il Professore ha solo pochi posti a disposizione e, in questo modo, vedrebbe sfumare il sogno di un suo gruppo parlamentare. Per questo i cespugli, che temono una clamorosa marcia indietro del Professore, cercano di tenerlo sotto scacco. Vada come vada oggi, al teatro Eliseo, Mastella ci sarà, mentre è scontata l'assenza della Rnp e dei Repubblicani. Difficile che il «Signor Nì» possa continuare ancora per molto a far finta di niente.