Il premier ha condonato ai Ds 24 miliardi
È stampata nei bilanci 2002-2004 di almeno cinque società riconducibili direttamente o indirettamente ai Democratici di sinistra. Ed è una somma di tutto rispetto: 12.345.263 euro. Circa ventiquattro miliardi delle vecchie lire, che lo Stato italiano avrebbe dovuto incassare dalle attività societarie (tutte in perdita e alla fine fallimentari) promosse negli anni dai dirigenti del Pds, poi trasformato in Ds. Ventiquattro miliardi mai pagati al fisco. E che sono serviti invece a soddisfare almeno in parte le esigenze di creditori, fornitori, lavoratori dipendenti delle varie e disastrose avventure imprenditoriali tentate dal principale partito della sinistra italiana. E chi è il loro benefattore? Giulio Tremonti. E con lui l'attuale presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Perché è stato proprio grazie a loro e al contestatissimo condono tombale inserito in due finanziarie durante questa legislatura che i Ds hanno potuto risparmiare ben 24 miliardi di lire. Certo una goccia nel mare del disastro finanziario da loro combinato avventurandosi in attività editoriali, immobiliari o di organizzazione di eventi, ma comunque un bel salvagente. Le società che Tremonti e Berlusconi hanno graziato nonostante i fischi e gli insulti che proprio da quegli spalti provenivano si chiamano Beta immobiliare, Unità editrice multimediale, Arca società editrice, Libreria La Rinascita, e Sevar (che gestisce convegni, manifestazioni e fiere). Tutte grandi sostenitrici della sanatoria fiscale, mentre i loro leader di riferimento (nei vari consigli o comitati di liquidazione figura quasi sempre il tesoriere dei Ds, Ugo Sposetti, o un altro personaggio chiave della amministrazione del partito, Marco Fredda), si battevano contro il condono nelle aule parlamentari o nelle manifestazioni di piazza. Gongolano invece, nelle carte depositate presso il registro nazionale delle Camere di commercio, gli amministratori dell'Arca, una delle tante e disastrate società editrici dell'Unità. Certo, si lamentano delle cause civili che non riescono a transare, e ne temono tre in graod di metterli in ginocchio: quelle tentate da Cesare Previti, da Erich Priebke e da Vittorio Emanuele di Savoia. Ma alla fine esultano perché grazie al condono di Tremonti in un solo anno sono riusciti ad iscrvere in bilancio 1,6 milioni di euro di «minori debiti verso erario scaturiti dall'adesione al condono ex Legge 282/2002». L'anno successivo estendono la sanatoria come previsto dalla nuova finanziaria, dileggiata in piazza. Atteggiamento non dissimile da parte di un'altra società in liquidazione, come la Beta immobiliare. Nel bilancio al 31 dicembre 2004 si trova scritto: «Va sottolineato che nell'anno 2004, così come già fatto nel 2003, la società ha proceduto ad avvalersi sia del cosiddetto condono tombale per l'anno 2002 con un onere aggiuntivo di soli euro 500 e sia della regolarizzazione degli ulteriori omessi versamenti (anni 2000, 2001, 2002 e 2003) per un importo complessivo di euro 1.785.064 con il pagamento dei soli interessi aggiuntivi per euro 62.990, ottenendo così un risparmio, in termini di sanzioni, pari ad euro 535.520». Stesso entusiasmo sembra mostrare il presidente dle collegio dei liquidatori della Unità editrice multimediale, Victor Uckmar, segnalando nella sua ultima relazione: «È stato altresì totalmente estinto l'ingente debito esistente in capo a Uem antecedentemente alla apertura della procedura liquidatoria nei confronti dell'erario, usufruendo dei benefici della sanatoria prevista dalla Legge 27.12.2002, n.289». Un trionfo che solo nella sua prima applicazione aveva portato alla società un beneficio di oltre 600 mila euro. L'anno successivo lo zuccherino è stato ancora una volta amaramente ingoiato e perfettamente digerito.