Unipol, parla Prodi. E scarica Fassino

E a fine serata replica stizzito alle battute sarcastiche del premier nei suoi confronti, affermando: «Uno come lui è meglio che non parli di politica ed affari». Il leader dell'Unione rompe il suo silenzio su Unipol e attacca (non nominandolo mai) il segretario della Quercia sulla questione morale e sull'esigenza di tenere «separati affari e politica», affermando che su «Popolare di Lodi e Unipol non è stata violata la legge, ma si è andati oltre i confini dell'opportunità politica». Insomma, Prodi si sveglia dal letargo e affonda la lama nel fianco ossuto del protagonista principale dei Ds, «reo» di essersi intrattenuto al telefono con Giovanni Consorte. Il discorso di Prodi, ribadito ieri pomeriggio ad un convegno vicino Siena, suscita l'indignazione immediata del partito di D'Alema che avrebbe preferito un'attestazione di solidarietà a Fassino, piuttosto che una lezione di moralità politica e la richiesta i un codice etico. E anche ulteriore preoccupazione nella Margherita che cerca invece di mantenere una posizione di «seria» distanza da quanto sta accadendo, anche se non può certamente far finta di nulla dopo che Francesco Rutelli ha più volte condannato ogni «collateralismo». La politica, afferma il leader dell'Unione, deve discutere della «necessità di ritrovare tutti un nuovo slancio verso una maggiore trasparenza». E poi approfondisce: «Le cronache ci dicono che è esistita ed esiste una vicinanza tra politica e centrali economiche che, in taluni casi, ha debordato oltre i confini: non oltre i confini del lecito dal punto di vista giuridico, ma oltre i confini dell'opportunità politica». Insomma, un bell'affondo per Fassino e compagni, aggravato dalle dichiarazione del pomeriggio: «Non è solo necessaria ma indispensabile» una separazione tra politica ed economia. «Tutto il paese lo chiede - precisa Prodi - e chiede regole e chiede comportamenti, perchè le leggi non bastano...». Parole dure, anzi durissime, verso la Quercia, ma i Ds fanno buon viso a cattivo gioco. Non tutti però. I vertici del Botteghino non accolgono con grande gioia quel passaggio nel quale Prodi mette sullo stesso piano il caso Unipol e le vicende della Bpi di Fiorani. Infatti, Emanuele Macaluso, del vecchio Pci, dice: «Più che un'analisi politica quello di Prodi sembra un sermone con alcune punte velenose contro i Ds». Furibondo Gavino Angius che chiede a Prodi di essere «più chiaro». «Da Prodi mi sarei aspettato una parola di solidarietà nei confronti del segretario della Quercia». E respinge quei codici etici che qualcuno, tra cui Antonio Di Pietro, vorrebbe redigere subito. Nella Margherita, invece, l'atteggiamento è volutamente saggio, come a sottolineare la differenza tra l'atteggiamento dei Dl e i «guai» che combinano i Ds: «So che tra i Ds c'è molto molto nervosismo», sottolinea Beppe Fioroni, che però smentisce che si stia ripensando al progetto del Listone e del partito democratico. Mentre Rutelli dalle Mauritius chiede notizie via sms, Enzo Carra, «vittima» di Tangentopoli (il suo arresto in manette fece il giro del mondo), difende il tesoriere dei Ds Ugo Sposetti, finito nel ciclone per Unipol-Bnl. Ma poi sottolinea che l'intervento di Prodi «è quello di un leader che deve dare un obiettivo...Un attacco a Fassino? No, semmai un discorso più generale, uno stop ad ogni commistione. Prodi sa che chi si presenta alle elezioni senza questa totale autonomia, con questa debolezza, non si presenta bene... E tra Consorte e Berlusconi, è sicuramente più simpatico Berlusconi». Per i prodiani Castagnetti e Monaco, «il Professore ha pronunciato le parole che tutti volevano sentire». Trova «importante ed opportuno l'intervento di Prodi», anche il responsabile economico dei Dl Enrico Letta, mentre parla di una «fase seria» Sergio D'Antoni, che definisce quello di Prodi «un monito per il futuro», tipo «stiamo più attenti e cerchiamo di non cadere in queste comm