Draghi, la Cdl ancora divisa sulla nomina

E l'ipotesi di uno slittamento ha messo in moto una serie di veti incrociati sui vari candidati soprattutto su Mario Draghi. Difficilmente il presidente della Repubblica Ciampi firmerà la legge con le nuove norme di nomina del Governatore in tempo utile per domani. Di prassi il Quirinale fa trascorrere tre giorni dal momento in cui viene trasmesso il testo di legge alla firma. Dovrebbe esserci una questione di grave urgenza per accelerare i tempi e questa fretta non c'è. L'ipotesi di un rinvio sta animando il mondo politico nonostante il clima di festa. C'è chi sposa la tesi del presidente della Confindustria Luca di Montezemolo di fare prima possibile e chi invece preme sul freno. C'è chi poi (riconducibili all'area laica dei centristi) che sponsorizza Draghi e chi invece (i centristi cattolici) che insinuano dubbi sull'opportunità del vicepresidente della Goldman Sachs di andare a via Nazionale. La candidatura di Draghi non convincerebbe neppure fino in fondo il premier Berlusconi che ha avuto un breve giro d'orizzonte con Prodi. Il presidente del Consiglio teme che si possa creare un asse privilegiato tra Draghi e il professore per il fatto che i due in passato si sono incrociati più volte. Draghi come direttore generale del Tesoro avviò le privatizzazioni delle aziende pubbliche quando Prodi era presidente dell'Iri. Inoltre il professore è stato advisor della potente banca d'affari americana di cui Draghi è ora vicepresidente. Nonostante questi dubbi, di Draghi nella Cdl si apprezza soprattutto il fatto che è un liberista convinto. Il che lo rende gradito a un'area che va da Tabacci a La Malfa ma poco «simpatico» ai centristi cattolici. Tant'è che Gianfranco Rotondi, segretario della Dc, ieri ha sollevato la questione del conflitto d'interessi dal momento che Draghi «è un banchiere d'affari». Rotondi quindi dice a Berlusconi di «stare attento a nomi pericolosi» ed «è meglio tenersi alla larga da situazioni che possono avere evoluzioni allo stato non prevedibili». La soluzione giusta per il segretario Dc è quella dell'ex commissario europeo Mario Monti. È vero che si è auto escluso dalla corsa ma secondo Rotondi basterebbe insistere un poco per convincerlo. Anche per Cirino Pomicino, europarlamentare della Dc «non bisogna affidare la Banca d'Italia a abili banchieri d'affari». Il che vale non solo per Draghi, dice ma anche per Grilli che «è stato per anni, dopo un'esperienza al Tesoro, responsabile della First Boston Credit Swiss». Il ministro della Funzione pubblica Mario Baccini invita a non considerare per scontata la nomina di Draghi. «Non bisogna dimenticare che chi entra papa esce cardinale». E che ci sia nervosismo attorno al nome di Draghi lo conferma anche il ministro e presidente dell'Udc Rocco Buttiglione. «Prima di Natale sembrava tutto fatto ora vedo solo nervosismo. Succede che quando si è attorno a un tavolo si è d'accordo ma poi in separata sede emergono le differenze». Per questo, dice Buttiglione, «bisogna fare in fretta altrimenti si bruciano nomi eccellenti». Anche per il coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi «una decisione a breve sarebbe un segnale positivo per i mercati e l'Europa» e dimostrerebbe che l'Italia «ha superato in modo positivo questo importante capitolo». Ma non tutti la pensano così. Giorgio Jannone, parlamentare di Forza Italia e componente della commissione Finanze della Camera sostiene che «non ci deve essere un affanno eccessivo per scegliere il nome del nuovo Governatore». L'azzurro Crosetto ieri ha fatto marcia indietro. Dopo aver sollevato il problema del conflitto d'interessi per Draghi ieri lo ha definito un «galantuomo».