Lega fuori di testa, sta tornando Bossi
Uno dietro l'altro hanno cominciato ad attaccare di tutto. l'Europa, l'euro, il bourka, i gay. In realtà l'offesniva è partita da più lontano e andrà avanti per almeno altre due settimane. Da quindici giorni gli esponenti della Lega hanno cominciato ad alzare i toni. In un crescendo rossiniano hanno iniziato con le dichiarazioni sull'immigrazione e le acccuse alla Libia. Poi è stata la volta delle bordate sui contratti e i bastoni tra le ruote infilati per bloccare la trattativa per il rinnovo dei contratti degli statali. Poi, la svolta di questi ultimi giorni. Dopo il voto francese che ha bocciato la costituzione europea, sono partite le bordate contro l'Europa. E poi contro l'euro sino al punto che la situazione, proprio negli ultimi giorni, è letteralmente sfuggita di mano. Tanto è vero che ieri è dovuto interventire Silvio Berlusconi in persona per bloccare le sparate propagandistiche. Ma perché la Lega è tanto nervosa? Non è a rishio la devolution, che pure aveva fatto lievitare i toni nel recente passato. E non ci sono nemmeno elezioni alle porte, altro elemento che aveva fatto scattare l'allarme nel Carroccio. A mettere l'allerta nella Lega è una data precisa, il 19 giugno. Tra due settimane si terrà il tradizionale raduno dei leghisti in quel di Pontida. Non sarà un normale appuntamento, sarà il ritorno a tutti gli effetti di Umberto Bossi. Il leader è sparito dalla scena pubblica l'11 marzo del 2004, colpito da un ictus. Tranne qualche fugace apparizione, il Senatùr non si è fatto più vedere. Tra due settimane iinvece tornerà in grande stile. Tornerà sul suo palco, alla sua manifestazione, dalla sua gente. Ed è proprio verso il popolo leghista che è diretta quella che si può definire la campagna spot. Piccoli interventi, sempre urlati e sempre esagerati, diretti esplicitamente ai leghisti. Messaggi chiari diretti ai propri fans per rivitalizzarli e fare in modo che accorrano in massa alla kermesse di Pontida, il piccolo centro nel Bergamasco. Così è ben facile da immaginare che da qui all'appuntamento del 19 i big leghisti si faranno sentire. Ancora. Non fermeranno la loro campagna propagandistica e pubblicitaria in modo da far salire sempre più l'attenzione sul loro partito e preparare tutto affinché il ritorno di Bossi alla politica attiva sarà un successo. Almeno dal punto di vista mediatico. che questa sia la direzione di marcia era già chiaro da tempo. A lavorare sotto traccia è stato soprattuto il nuovo capogruppo alla Camera, Andrea Gibelli. Il suo predecessore, Alessandr Cè, è stato un vero tormento soprattutto per il ministro dell'Interno Beppe Pisanu e per il suo collega dell'Udc, Luca Volontè. Con quest'ultimo dall'inizio della legislatura si sono interrotte le comunicazioni. Cè e Volontè, pur facendo parte della stessa maggioranza, non si sono rivolti la parola per lungo tempo. Poi Cè ha scelto un'altra strada e ha preferito la poltrona di assessore lombardo alla Sanità. Il successore, Gibelli, 38 anni, di Lodi, sembrava più moderato. sembrava perché evidentemente ordini dall'alto gli hanno fatto cambiare abitudini. E così ha cominciato a tuonare sull'immigrazione, sulla ripresa degli sbarchi e sui troppi arrivi dalla Libia (anche questo un evergreen dei leghisti). Spalleggiato dal suo vice Guido Rossi, il duo leghista ha sbeffeggiato di tutto. Per esempio la festa del 2 giugno: «non è la festa della Repubblica, ma la festa dello Stato nazione». Oppure hanno chiesto il ripristino delle gabbie salariali al Sud. Quindi sono entrati in campo i big. E allora è stata la svolta fino al momento in cui la situazione è sfuggita di mano e ha travolto anche Ciampi.