«I Comuni non possono tagliare alla cieca, devono avere obiettivi chiari»

Paradossalmente è stato meglio così. Sì, perché almeno una parte di quei soldi di pseudofeste e sprechi natalizi, spacciati come Arte e Cultura, serviranno ad aiutare le popolazioni dell'Oceano Indiano. Ma il problema di come la Pubblica amministrazione spende denaro pubblico, rimane. Soprattutto a livello locale. Visto che siamo in periodo: cosa porterà per il 2005 la befana alla P.A. italiana? Lo abbiamo chiesto ad Edoardo Giardino,docente di «Governo locale» e di «Diritto degli Enti locali» all'università LUMSA di Roma. Professor Giardino ha davvero ragione la Gad secondo cui Berlusconi costringe a ridurre il welfare? «Effettivamente la realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica ha imposto una riduzione dei trasferimenti agli enti locali. Spetta, però, ai singoli amministratori valutare interessi e necessità, per utilizzare efficacemente ed efficientemente le risorse disponibili». Come si fa a migliorare i servizi se poi si tagliano i finanziamenti dalla Capitale? «Molte amministrazioni locali anziché perseguire il miglioramento dei servizi pubblici attraverso il recupero di risorse, hanno, viceversa, deciso di ridimensionare le politiche di assistenza». Insomma, tu Roma mi togli risorse ed io mi vendico tagliando o rendendo più «caro» il sociale. Non le pare una strumentalizzazione politica? «Guardi, è necessario assicurare un risparmio "qualitativo", tutelando quelle spese obiettivamente prioritarie, individuate come effettive esigenze pubbliche a risparmiare. Vuol dire saper scegliere, non tagliare alla cieca». Ma, allora in concreto, qual è il modo più corretto per scegliere? «È necessario che ciascun amministratore pubblico si doti di adeguate metodiche manageriali. Occorre, altresì, individuare obiettivi economici e finanziari chiari, perseguibili e misurabili». Insisto. Mi sembra difficile pensare che un modello del genere possa essere spalmato su realtà locali diverse: che so, metropoli, piccoli comuni. «Al riguardo decisiva risulta la funzione di controllo espletata dalla Corte dei Conti». Allora è lei la befana? «Quale suprema magistratura di controllo mi sembra difficile non evocarla. Il suo ruolo è oggi più che mai attuale e necessario, soprattutto nel quadro dell'evoluzione federalista. Basti considerare il diffuso malvezzo degli enti locali di indebitarsi per far fronte alle spese correnti». Professore, la politica dei numeri a volte rischia di far capire, in realtà, poco dei fatti. «Lei rimarca un annoso problema, ossia la sistematica violazione del principio di chiarezza normativa e comunicazionale. Una norma oscura è una norma insuscettibile di osservanza. Una pessima comunicazione pubblica mal si attaglia ad un'amministrazione autenticamente trasparente». Il professore cita il superamento, in extremis, in Finanziaria della bocciatura,da parte della Corte Costituzionale, dei limiti per gli enti locali al blocco del turnover. «Lo Stato non può invadere temi che devono essere di responsabilità delle amministrazioni territoriali e locali».